Cosa sarà domani?
A giugno tutto sembra possibile. Mi sento proprio come i ragazzi che stanno per fare l’Orale alla Maturità, che si apettano tra loro, verso mezzogiorno, vestiti bene. Luglio poi passa in un lampo, sempre di corsa, tra caldo e lavori. Poi però arriva agosto. E come sempre me lo richiedo. Come sarà domani? E ieri?
Avanti sempre avanti.
Guardo sempre avanti, a 53 anni.
Già a 16 o 18 sapevo di tendere alla malinconia, per cui di allenamento ne ho. Avanti, sempre avanti. Senza mai guardarsi indietro. Facce, città, lavori, amici. Tutto cambia. Quasi niente testa. Quasi solo la famiglia. Quella sì, ma pure quella è un lavoro. Che fatica porca miseriaccia.
Come sarà domani? Guardo sempre avanti, pur non avendo, purtroppo, come canta Pau dei Negrita, “sogni (sempre) più arroganti”
Guardo avanti per comodità, come quando corri e il minimo movimento che non fai ti aiuta nello scopo di raggiungere il traguardo… Sì, ma quale piffero è, ‘sto traguardo?
Per questo, le foto che scorrono casualmente nel mio telefonino, se lo metto orizzontale, mi emozionano. Non averle cancellate per pigrizia lo trovo splendido.
Il ricordo di quella bellissimo weekend di fine estate a Venezia subito dopo il Covid, con un’amica di mia figlia la sua famiglia, una ragazzina che sarebbe andata all’artistico l’anno dopo… e mi sembrava così piccola, così inadeguata.
Il papà così appassionato della storia di Venezia da emozionarsi per una ‘banale’ gita in battello e quel cristo in quell’soletta sospeso in un mare d’oro. Oro vero.
E oggi mia figlia sta per iniziare il terzo anno di scientifico e io vorrei proteggerla da tutto e da tutti. E non so come e cosa fare.
Avanti, avanti. Avanti. Correre. Correre.
Sono specializzato. Ultra runner lento che non molla.
Ci fosse almeno un po’ di folle e sana curiosità. Non c’è. Voglio solo andarmene da qui senza voltarmi indietro.
«Il mio sogno nel casetto è la macchina del tempo per sapere cosa sarà domani. Sono curioso.
Non perderò più tempo a cercare, a cercare. Il tempo passa e scorre veloce, Veloce. Non c’è più tempo.
Correre, correre, correre. Hacer rapido por favor, rapido…
La macchina del tempo. L’elisir della giovinezza.
Continuare a vivere, un altro giorno.
Chissà cosa ci sarà domani?
Hacer rapido por favor… Quickly!»
(“La Macchina del tempo” di Franchino, 2023, la trovate su Spotify)