Capitolo Selfbuy, ci scrive Riccardo Sada. Ma che roba è il Selfbuy? Ma certo, comprarsi le tracce da soli sui portali musicali, oppure ‘taroccare’ gli streaming. Ci siamo capiti, no?
Uno speciale andato in onda nel 2023 su Italia Uno ne Le Iene risale all’autobuy dei download delle songs. Ma oggi con lo streaming e la bassissima percentuale sugli introiti delle label tutto è massimizzato da una parte e minimizzato dall’altra. Scusate ma in tutto questo, stiamo parlando di… vendita digitale di musica e di relative top ten di vendita (infatti si parla di iTunes, Google Play, Amazon, e non di Spotify etc).
Ammetto di non essere troppo sul pezzo ma le vendite sono ancora una cosa che fa guadagnare un artista? Intendo dire: c’è davvero gente oggi che… compra musica? Soprattutto in ambito mainstream?
Quanto cubano nel bilancio di un artista, ipotizziamo strafamoso, i ricavi che arrivano dalle vendite digitali?
Questa è una domanda che mi sono sempre fatto, ma mi sono sempre risposto che si tratta di cifre irrilevanti anche per artisti che hanno sfondato sul serio. Forse mi sbaglio? E in questo scenario, indipendentemente dai profitti, a chi importa stare nella top ten delle vendite? Qual è il beneficio di stare in top ten per una settimana? Da chi si viene notati? Esiste forse un ritorno sugli ascolti in streaming? Chiedo a voi che ne sapete a pacchi e ci siete dentro fino al collo. Spotify ha una rendicontazione separata sugli ascolti fake, che ovviamente non viene pagata. Ed ecco che spunta la famosa domanda, che i non addetti ai lavori si fanno sempre (ma spesso se la fanno anche quelli come me che lavorano con la musica in forme “derivate” o in altre industrie collaterali): come guadagna un artista nella musica?
Selfbuy… Parliamo ovviamente di un artista che guadagna, seguitissimo e mega-famoso, diciamo ad esempio in Italia uno come J-Ax.
La risposta che mi sono sempre dato – forse sbagliando – è che la maggior parte dei ricavi arrivano dai concerti, dalle licenze (la musica va su una pubblicità), dalle ospitate televisive, dall’essere un personaggio famoso in generale. E immagino che agli ultimi posti ci siano i ricavi per gli ascolti in streaming e infine i ricavi (irrisori) per vendita, sia di supporti fisici come cd, che digitali online. Mi sono fatto una idea giusta, forse. Fatti 100 i ricavi di J-Ax, saremmo in grado di ipotizzare un grafico a torta sulla distribuzione delle fonti dei suoi ricavi nel music business? (intendo dire che se fa un film come attore, quei ricavi non valgono). Non sottovalutare il diritto d autore. Indubbiamente gli streaming sono una parte relativamente bassa. Un artista guadagna da concerti, anticipi discografici e ormai tanto tantissimo branding.
Il diritto d’autore, per quelli che scrivono o firmano, ha comunque un buon introito. Se si parla di hit, proventi da radio e tv. E di Selfbuy.
Le uniche vendite considerevoli sono gli album che vendono solo per marketing con eventi tipo firma copie. In che modo il diritto viene esercitato se il grosso era relativo alla distribuzione dei fonogrammi? Se un brano fa milioni di ascolti in streaming arriva qualcosa di diritto d’autore? si può guadagnare bene r vivere serenamente sia lato producer / autori sia artisti. Ci sono autori che prendono 300k per contratti di esclusiva editoriale e anche di più. Ne girano di soldi anche oggi. Se guardi i guadagni delle major negli ultimi anni scoprirai che sono schizzati alle stelle. E pochi artisti sono diventati ricchi. Il trucchetto c’è ed è legato ai finti ascolti. E a seguire degli income arrivano i ricavi dei live (non come diritti ma come ricavi dei biglietti, per alcuni lato branding e sponsorizzazioni come veri e propri influencer).
È proprio vero che in Italia, quando si parla di musica, tutti diventano esperti con una superficialità che fa accapponare la pelle. E il problema non è che le vendite non rendano. Il problema è che un sistema malato, dove si comprano i propri dischi per entrare in classifica, ha reso le vendite un indicatore di potenza finanziaria, non di reale successo. E questo non è un dettaglio da “eh, ma tanto ormai…”. Il disprezzo per il gesto d’acquisto è comunque ciò che ha impoverito la percezione del valore della musica. Il diritto d’autore così è diventato la colonna portante con i live. È quello che ti paga la rata del mutuo quando sei a casa. Un singolo successo genera redditi da diritti d’autore per decenni ma i live no. Il valore dei testimonial inoltre è altissimo. Forse non bisogna sottovalutare lo streaming e le vendite. Forse. Sono probabilmente i mattoni che, attraverso i diritti, costruiscono la stabilità finanziaria di un artista. Senza quei mattoni magari si resta personaggi in balia di social, televisione e fan base.
Riccardo Sada x Sada Says X AD! Alladiscoteca.com