Anno 2025, anno di vacche magre. La dance internazionale sopravvive più per inerzia che per spinta creativa: poche idee, molto mestiere, zero rivoluzioni. Il business vero non è più nei dischi ma nell’esperienza. E la house ai piani alti cambia così: un ecosistema di marketing più che discografico, dove il brand pesa più della release.
Defected continua la sua marcia generalista: prende ciò che funziona nella house e dintorni, lo filtra con mestiere e lo firma. La fiamma pura resta a Glitterbox, che è ormai la Defected di vent’anni fa: club, house, misura. L’ordine riportato da Andy Daniell si vede, mentre l’etichetta consolida la collaborazione con Warner sul publishing e sullo store vende più ventagli e tazze che CD. E si muove sempre più come una micro-major. Esattamente in questa direzione va anche il ritorno in scena di Daniell, con una visione più strutturata, più industriale, meno romantica della label.
Intanto Simon Dunmore, storico fondatore, approda all’olandese Armada con NBT Records: scelta che stride decisamente con la sua storia e che sa tanto di nuova, piccola Glitterbox. Armada stessa si muove da anni come una micro-major mascherata, espandendosi a 360 gradi.
Toolroom, dal canto suo, ha acceso Fool’s Paradise: spin-off house di matrice soul/funk/disco che va a occupare proprio quella fascia che un tempo era dominio naturale di Glitterbox. Identità fortissima, posizionamento da concorrenza frontale. La casa madre spinge sempre più verso la house, con le uscite più tirate su Toolroom Trax.
Allargando alla dance formato mainstream, il quadro diventa ancora più desolante. Il 2025 è un’annata nera: Spinnin’ Records, dopo l’exploit planetario di “Animals” e l’acquisizione da parte di Warner, ha prodotto pochissimo di rilevante. Non va meglio a Ministry of Sound, ormai completamente assorbita e fagocitata da Sony: un marchio storico mai come quest’anno privo di pezzi forti e di una reale ed incisiva direzione artistica.
E guardando all’Italia, la situazione è persino più eloquente: l’unica scossa vera arriva da Cesare Cremonini, che con “Alaska Baby” entra nell’elettronica con una naturalezza disarmante. E’ un disco che parla di amori che si rompono e poi tornano a vivere in un’altra forma. Di gelo, di luci che faticano a tornare, di memoria e rinascita. Di viaggio. Con “San Luca”, interpretata con Luca Carboni, si arriva alle lacrime. “Nonostante Tutto”, con Elisa, racconta chiaramente quella luce che arriva sì, ma da dietro un velo, come quando la depressione ti lascia vedere il mondo solo a tratti. E Cremonini lo canta e lo dice chiaramente: in tempi come questi, chi ha un minimo di sensibilità emotiva è impossibile che non vada in paranoia.
I remix riflettono alla perfezione questa doppia anima: prima quelli più immediati per “Ora che non ho più te”. Poi, a rimarcare la natura più profonda del progetto, quelli per “Nonostante Tutto”, firmati da Capriati, Paganotto e, soprattutto, dalla mano techno di Seth Troxler. Nota di merito per gli italiani Meduza, che firmano l’emozionante e luminosa “Il mio cuore è già tuo”, chiudendo il cerchio. L’unico progetto italiano dell’anno che fa dance seriamente, ed è ironico che arrivi da un cantautore.
In mezzo a tutto questo arriva adesso il nuovo live di Cremonini su vinile e cd, che fotografa un tour enorme, già proiettato nel 2026 con oltre 200mila biglietti veri venduti, roba da pubblico reale e non da operazioni cosmetiche alla sold out per modo di dire.
Insomma, nella musica da ballare il ciclo si chiude e si riapre nello stesso punto. Più mestiere, meno fuoco. E un clubbing che ormai rischia di brillare solo di riflesso.