Olly e Geolier, melodie retrò, perfette per la crisi itagliana. Certo la crisi itagliana con la G.
C’è crisi. E ci sono pure 5 milioni di 15-34enni in meno oggi rispetto al 1990. Avete letto bene: 5 milioni di giovani in meno. E la musica, com’è? C’è il sound della crisi che ci segue. Ci attanaglia. Ci accompagna. E’ lucido, dolce e rassicurante. Per tutti. Ci fa stare insieme. Un po’ come la melassa natalizia.
Ecco perché c’è “crisi delle disco” e perché piacciono riti intergenerazionali come i concertoni delle star. I ragazzi, in italia, oggi sono pochi e contano pochissimo. Non come negli anni ’60, quando erano tanti e cambiarono, almeno un po’, il mondo (come dice Barbero)… senz’altro negli anni ’60 cambiò almeno la musica. Oggi invece cambia poco.
Oggi invece abbiamo Sfera, Anna, Olly e Geolier. Che non sono tutti 4 uguali. Certo.
Più di tutti, questi 4, rappresentano i gusti musicali di gran parte dei giovani italiani. Ignorati o derisi oppure proprio odiati dagli over 30, per quasi tutti gli altri, i ragazzi, sono loro le star. Non i vecchi come Vasco Rossi e neppure gli artisti “cerniera” come Cesare Cremonini. Certo, ci sono anche i Pinguini Tattici Nucleari, che si inseriscono pienamente nel clima melodico pop di questo periodo, così come Ultimo. E Tananai, bello e chic innova quanto chi guarda indietro e come ha fatto in tutta la sua carriera Biagio Antonacci… ovvero per niente.
Lucio Corsi è un po’ diverso, piace anche a noi anziani (ho 53 anni), perché musicalmente più raffinato e citazionista del passato. Un Morgan che non sbrocca e molto più simpatico, per capirsi. Averne, 10 o 100 di Corsi, accidenti. Però pure Lucio Corsi come innovazione e forza dirompente, zero assoluto. Stesso discorso per Cremonini. Talento musicale così dolce da diventare, a volte, manierismo. E la maniera, bambini miei, ha successo e porta soldi, ma conta poco nella sostanza della musica. E’ robetta da show biz, hit oggi e niente domani. Tutta diversa da Lucio Dalla (citatissimo, guarda caso da tutti oggi, mica quando era corrosivo), Gianna Nannini (quella de L’America, non quella dolce), Guccini (il Compagno de l’Avvelenata), etc. Il business prevale? Certo che sì. E non lo dice nessuno.
Ma torniamo ai 4 dell’Ave Maria: Sfera, Anna, Olly e Geolier e partiamo dai primi 2 per raccontare in musica la splendida la crisi itagliana. Con la G.
Cosa hanno in comune Sfera e Anna? E’ ovvio un bel mix di trap e hip hop all’italiana. Spesso ben più melodico ed epico il primo, più spinta e sbarazzina a volte (e allora piace anche a chi ama le cose più spinte, come chi scrive) la seconda. Diciamo che un briciolo di innovazone nella loro musica c’è. Anzi, spesso più di un briciolo.
“Bando” di Anna è un capolavoro di energia, senza quella traccia non sarebbe la star che è oggi. E’ un pezzo anche dance. E di dance in Italia, di vera dance, se ne fa così poca. W Anna. Abbasso tanti trapper. Anzi quasi tutti. Con i loro testi inascoltabili, tutti uguali e sessisti.
“Bottiglie privè” di Sfera, l’avesse scritta e cantata Vasco Rossi trent’anni fa sarebbe stata celebrata da ogni esperto & espertone.
Invece l’ha scritta, cantata e vissuta il tamarrissimo Sfera. Attenti che il pezzo, con il suo arrangiamento epico e pieno di pianoforte è quasi innovativo. Anzi, è innovativo. Zero batteria fino a due minuti di pezzo. E successo assoluto. “Si fanno la foto e dopo non rimane più niente, tra bottiglie e privè”. W Sfera.
E poi c’è Olly (nella foto), giustamente ignorato dagli adulti.
La sua musica la capiamo subito, ma ascoltarlo quando abbiamo ascoltato Guccini, Baglioni o Zero o Vasco sembra del tutto inutile. Al suo confronto Cremonini è uno straordinario innovatore (ben citato da Leonardo Filomeno qui su AD! come protagonista della dance).
Certo, la presenza scenica ce l’ha e ha pure una bella voce roca addolcita dalla R moscia. La sua musica è perfetta per la crisi itagliana, dolce e rassicurante. Sia chiaro, le canzoni sono ben arrangiate e ben suonate, altro che AI, ma il livello di innovazione è pari a 0 su 10. Purtroppo o forse per fortuna.
E’ dolce e rassicurante pure il nuovo corso neo-melodico di Geolier, sempre più orgoglioso delle sue origini campane. Sta diventando il nuovo Gigi D’Alessio? Forse sì. “Fotografia” è dolce, dolcissima, probabilmente sdolcinata.
Il ritornello arriva dopo 1 minuto, come deve succedere nel pop. C’è l’autotune, sporca una melodia classica e così perfetta da essere banale (o viceversa). Lo splendido furto di armonie ed atmosfere di “Chiagne” di qualche anno fa (furto ai danni de “Gli angeli” di Vasco) è lontano anni luce. Tutto oggi è soffice. Può soffocare la minoranza che oggi cerca un po’ di spigoli.
Come concludere? Io mi ascolto “Fegato spappolato” di Vasco, ognuno faccia per sé. La crisi itagliana la viviamo tutti, a ognuno la sua colonna sonora.
(Jacopo Neri)