‘Commossi’ da Crans-Montana, ce ne f*ttiamo di suicidi e homeless

Sui social, siamo tutti ‘commossi’ dalla tragedia accaduta ai ragazzi in quel locale di Crans-Montana diventato un inferno. Di chi si suicida ogni giorno in Italia (10 persone) e di chi dorme al freddo senza casa, gli homeless, invece non ce ne f*tte niente.

Riassumo già qui, così non ha voglia di leggere tutto e provare a capire come e perché siamo messi così. Ovvero Male. Chi ne ha voglia, può senz’altro da subito kommentare che chi scrive non capisce niente. Anche questo non sorprende. Sui social piace il conflitto.

E ora, entriamo in argomento. Ho scritto ‘commossi’, tra virgolette, ‘commossi’, perché la parola avrebbe un significato semplice e preciso: comosso vuol dire mosso con, mosso insieme, mosso verso qualcun altro. Una persona commossa non fa un piantino e non scrive solo un commento sui social, si muove, fa qualcosa. Noi non facciamo molto, tutt’al più commentiamo, spesso sdegnati.

Sia chiaro, il mezzo social è legato allo sdegno all’indignazione, che ci fa interagire di più.

A noi adulti ‘commossi’ basta commentare per sentirci vivi (anzi ‘vivi’) e spesso commentiamo pure a caso, dall’altro di due incompetenze diffuse: la prima è che siccome i teen ager e i ventenni sono pochissimi, in Italia, molti di noi credono di conoscerli e non li conoscono affatto.

I riti social che ci uniscono, che uniscono nello stesso momento persone di età diverse, sono ormai pochi e molto commerciali, ad esempio il concerto pop rock (di Cremonini, Vasco o Taylor Swift). Sono eventi molto strutturati, in cui tutti è organizzato perfettamente. E quindi durante un grande concerto, non vediamo come si comportano i ‘ragazzi di oggi’, che sono ovviamente come i ragazzi di ieri, noi, ma senz’altro meno casinisti e meno problematici.

In discoteca, dove le risse quasi non ci sono più (perché la maggior parte dei ragazzi sono tranquilli e solo alcuni, spesso di origine del Nord Africa, cosa che nessuno ha il coraggio di dire, però è così e andrebbe detto, creano problemi… e perché la sicurezza è oggi gestita da professionisti, e non da palestrati dopati come negli anni ’80 e ’90)… E in discoteca ci vanno solo gli under 25. Per cui noi adulti, ben piantati sui social o davanti alle ‘emergenze’ raccontate dalla tv, possiamo solo ipotizzare cosa fanno.

E questo ci porta alla seconda incompetenza. Pur avendo il telefono in mano tutto il giorno, non siamo esperti di media. Lo usiamo, mentre lo smartphone ci usa.

Mi spiego. Siccome viviamo tutto il giorno con il telefonino in mano, ad ogni età, e non sappiamo davvero utilizzarlo davvero (soprattutto noi adulti, i nativi digitali un po’ di più), crediamo sia ovvio capire dagli spezzoni di video social sulla tragedia di Crans-Montana una cosa sola: che molti ragazzi sono morti perché hanno girato un video social di troppo con il telefonino.

Non ci assilla, a noi adulti, neppure per un secondo il dubbio che la situazione a Crans-Montana, potesse non sembrare così pericolosa (e infatti un ragazzo italiano è morto perché è rientrato a prendere il suo giubbotto), che l’incendio si sia scatenato in pochissimi istanti, che molti abbiamo creduto di poter gestire ed aiutare…

Noi non vogliamo capire che, a 16 anni, soprattutto oggi, non si abbia la minima idea di un pericolo fisico. Non capiamo, noi adulti così morigerati, che a 15 anni chi non è mai stato in una situazione di emergenza non possa affatto riconoscerla e possa “divertirsi” 5 secondi prima di scappare per fare un video. Siamo poi noi adulti a fare i video degli incidenti stradali, ma sappiamo che i teen ager son tutti scemi. Giusto?

Nel mio piccolo, ho fatto il bagnino per anni e ho salvato diverse persone, quasi sempre insieme a miei colleghi: solo chi ha l’occhio esperto riesce a capire chi sta davvero annegando e a salva davverol a gente. Credo che nel caso di un incendio mortale possa essere la stessa cosa.

E’ un po’ come la tv (che ho studiato al DAMS negli anni ’90 come mezzo di comunicazione di massa e poi ci ho pure lavorato, in tv): quasi tutti coloro che la guardano per ore ogni giorno credono di sapere come funziona, come si trasformi un fatto in una notizia. E invece non è vero niente. La tv si capisce studiandola e vedendo da ‘dietro’ come viene fatta.

Visto che non so affatto cucinare ma mangio tre volte al giono, un altro paragone è con la cucina. Mi sono sorbito lunghe ore di Masterchef e sono uno che ama mangiar bene, anzi sono quasi un “gourmet”… eppure non so cucinare un uovo. Il problema dei media, della loro semplicità / complessità è che siccome guardiamo Amadeus in TV crediamo di aver capito tutto di lui… Mentre chi non sa cucinare si limita a mangiare e dire ‘mi piace’.

E’ il mezzo che, in un certo senso, ci usa. La TV ci fa essere spettatori, mentre i social ci hanno trasformato in kommentatori con K, sempre indignati (inkazzati) e mai davvero commossi.

Solo il tempo dirà quanto la tragedia di Crans-Montana segnerà la nostra società. Oggi e solo oggi ricorda l’incidente aereo del Grande Torino, con tutte le star del calcio morte a Superga o la tragedia dell’Heysel, con i tanti tifosi juventini morti a Bruxelles.

Sono episodi che, come diceva Umberto Eco, sono ancora oggi nell’immaginario collettivo… perché per colpirci davvero i morti devono essere ripresi in tv (oggi sui social), essere tanti, essere giovani e forti, etc. E poi pure lontani. Molto meglio “piangere” (sui social) un morto giovane o famoso che un vicino di casa o un parente.

Le star, ricordiamolo (l’ho studiato sui libri, all’Univerisità), nascondo tra il 1920 ed il 1930, negli USA, perché il cinema aveva bisogno di riempire le sale… e perché la terribile crisi del ’29 ridusse alla fame molte persone, distruggendo milioni di famiglie.

Ci attacchiamo ai social, alle star e ai fenomeni collettivi (Crans-Montana come Superga, etc) soprattutto se abbiamo pochi amici, ad ogni età (soprattutto da adulti) e quando la famiglia diventa un legame sempre più vago e solo formale.

Succede lo stesso con le teorie del complotto che piacciono a tanti, oggi, soprattutto sui social (indignazione, kommento, etc, tutto normale). Sono spesso le persone più sole e in difficoltà, semplici oppure no, a credere che ‘dietro’ ci sia qualcosa ‘che non ci dicono!’… E dove nasce, ancora, tutto questo? Ovviamente negli USA, the Land of the Free (la terra della libertà), dove, una volta su un miliardo, si può diventare presidente facendo prima il personaggio tv o l’attore (come Trump e Reagan) e dove di solito si finisce per la strada senza un soldo, oggi a farsi di Fentanyl.

Bene, dopo questa ‘calvacata’ che senz’altro sarà anche un po’ casuale ma forse no (anzi, senza falsa mdestia, non credo proprio), veniamo ad altri morti meno presenti sui social, di cui non ci f*tte niente. Uso una brutta parola? Certo, però è così. Di tanti morti non ce ne f*tte niente e non sono lontani, in Palestina o altrove. Sono qui.

Cosa ci importa, in fondo, delle 10 persone (anzi probabilmente 11) che in Italia ogni giorno si suicidano? 4.000 persone ogni anno.

Non ne parliamo mai. Abbiamo paura del suicidio e per questo non ne parliamo? Forse. I suicidi hanno mediamente 50 – 60 anni e sono all’80% uomini. Nell’era del me too e del ‘patriarcato’, chi si toglie la vita sono gli uomini, schiacciati, forse, dall’insuccesso? Le donne sopravvivono.

Le donne sono infinitamente pià depresse degli uomini, in Italia, il 15% della popolazione contro l’8% circa… ma chi si ammazza sono gli uomini. Dimenticati da tutti noi, ‘commossi’ dalla tragedia del momento.

Muoiono molte più persone per suicidio in italia che per incidente stradale, ma quante campagne, quante leggi riguardano la strada? Dei suicidi, che, sorprendentemente,vforse, non sono in aumento (il picco l’abbiamo avuto a metà anni ’90, in italia, quando tutto sembrava andar meglio di oggi, ma forse c’era l’eroina di mezzo, chissà) non si parla mai.

E non si parla mai neppure degli homeless che vivono per strada e che sono in aumento verticale, anche in una città piccola e ricca come Brescia, dove vivo. 15 anni fa al Parco Tarello, vicino a casa mia non dormiva nessuno. Oggi sono 15 persone circa.

Per questo ho dedicato a loro un piccolo racconto giallo natalizio benefico, Squadra Rialzo Brescia. Se vuoi leggerlo, devi donare 5 euro entro il 15/01/26 e tutto il ricavato dal 16 gennaio lo darò a chi dorme al fredo al Parco Tarello a Brescia.

E’ stato terribile e molto istruttivo vedere un video da 250.000 views sulla pagina Instagram di AllaDiscoteca dedicato Crans-Montana e poi un altro da 500 views il giorno dopo, con zero donazioni e zero donazioni anche dopo un bell’articolo su Brescia Oggi. Si vede che ho dedicato il racconto agli invisibili, quelli che non vogliamo vedere.

Per fortuna (del mio ego di scrittore e spiegatore del mondo al mondo), qualcuno, tra amici, conoscenti e persone davvero commosse, ha donato e qualche soldino potrò donarlo davvero…

E’ dopo aver scritto queste righe, mi sento un po’ meglio, un po’ meno ignorante. Pensa come son messo.

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