Com’era f**a la dancehall… e un bel libro la celebra

La dancehall, oggi, il suo spirito un po’ cazzaro e divertente è così lontano dal music business attuale, in cui tutto è oliato e fatto per fare il grande business.

Anzi, oggi la spledida Rihanna (che non è jamaicana, ma quasi) non canta manco più perché fa più soldi con Savage X Fenty

Traduciamo alla buona da uno splendido articolo di Nicolas-Tyrell Scott sulla dancehall dedicato ad un libro scritto da Walshy Fire, MC dei Major Lazer (che tutti conosciamo quasi solo per Diplo, bravissimo a vendersi e comunicare). E’ uscito qualche tempo fa su WePresent, il magazine online, che è splendido graficamente e come contenuti.

Che bello sarebbe se i brand fighi producessero un po’ tutto magazine così fighi pensati per diventare essi stessi ancora più cool. Io uso Dropbox, ma senz’altro WeTransfer lo vedo più cool. Perché? Perché fa cosa così.

https://wepresent.wetransfer.com/stories/walshy-fire-art-of-dancehall-book

(LT)

Eccoci con la traduzione (alla buona)

La dancehall è nata in Giamaica negli anni ’70, ma nei decenni successivi i suoi ritmi si sono diffusi in tutto il mondo, con eventi energici che hanno avuto luogo in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Giappone e oltre. In “Art of Dancehall”, Walshy Fire e la sua comunità di archivisti, esperti e collezionisti ripercorrono l’evoluzione di questa cultura attraverso i poster degli eventi che hanno attirato i fan mentre il suo sound si diffondeva da Kingston al resto del mondo.

Qui, Walshy e una serie di altri collaboratori raccontano a Nicolas-Tyrell Scott il loro amore per la cultura visiva del dancehall e mettono in luce l’eredità del primo pioniere del design in questo campo, il compianto Sassafrass.

È possibile acquistare Art of Dancehall qui.
https://www.rizzoliusa.com/book/9780789345769/

Ovviamente la grafica dei flyer è più bella di quella del libro

Anni prima del suo ruolo come MC dei Major Lazer o come solista, Walshy Fire, originario della Florida, ha attraversato molti soundclash, dalle origini della cultura in Giamaica a quelli organizzati a Miami, New York e Londra. “Una volta sono andato a un clash tra Killamanjaro e David Rodigan (mitico dj bianco, NDR) al Mahi Temple, ed è uscito Bounty Killer”, ricorda. “Si è esibito come ospite a sorpresa in uno dei loro set e, non appena è salito sul palco, sono risuonati spari dappertutto”.

In questo contesto, “spari” non significa violenza, ma affetto. Il dancehall, con cui è cresciuta la cultura del soundclash, ha facilitato questa forma eterna di giubilo: il riddim, il tempo, gli artisti, gli MC e/o i DJ, l’atteggiamento, il talento e, in definitiva, i dub più incredibili sono il nome del gioco, che affascina gli ascoltatori in tempo reale.

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