No, non viviamo tempi difficili. .E’ che siamo dei mollaccioni. Noi maledetti occidentali. Per questo questa copertina di The Economist è perfetta. Trump a cavallo di orso polare con sfondo rosso. Così siamo pronti per la guerra stile ventennio fascista: armiamoci. E partite.
Viviamo tempi comodissimi, in cui, ben seduti a casa loro, spesso sul trono in bagno, tanti teorizzano chissà quali complotti sul mondo. NON CE LO DICONO, i vaccini (o le strategie alimentari “mainstream” ci ammazzano! SONO GLI IMMIGRATI CHE CI RUBANO IL LAVORO! SIAMO IN GUERRA!
In realtà, USA ed EU non sono mica in Guerra, i conflitti di cui parliamo di più, Ucraina – Russa Israele vs paesi arabi ci sono da decenni e sono conflitti locali a bassa intensità, soprattutto in Ucraina.
Ci piace molto dircelo, che viviamo tempi difficili. Ci fa sentire forti.
Ci piace, sentirci terrorizzati e/o in pericolo, così con il nostro telefonino in mano, mentre ascoltiamo musica liofilizzata (che sia K-Pop, Hard-Techno Sanremo o trap, sempre liofilizzata è), possiamo far finta di capire il mondo, non riuscendoci, perché è complicato. Tifiamo, invece, per qualcuno dando la colpa a tutti gli altri.
In questo scenario demenziale, in cui ovviamente i dementi siamo noi (non i potenti, che comandano) vince l’unica rockstar della comunicazione e della politica, l’unico “grosso”, l’unico che sappia parlare ogni giorno (non conta COSA dice, conta COME), l’unico che abbia la tracotanza di sentirsi al centro della scena. L’unico che sia davvero convinto, com’era Berlusconi, di essere “unto dal Signore”.
L’unico che ci fa divertire e che sia stato, prima di tutto, prima del successo politico, dannatamente ricco. Perché la ricchezza oggi è l’unico scopo di quasi tutti, anche a livello artistico (e si vede, la musica è fliofilizzato).
Ogni giorno grazie a Donald J Trump facciamo (potremmo fare, basterebbe volerlo) un master di decimo livello in comunicazione e logorrea (parla tanto, stile Castro) e non capiamo che bisogna vedere quello che FA, non quello che DICE. Non lo capiamo anche perché i media in crisi, che si nutrono di chiacchiere, ovvero di pseudo-contenuti low cost come le conferenze stampa dei politici e non di notizie e di fatti, nutrono volentieri la nostra infodemia.
Non capiamo quasi niente del genio di Trump, genio che c’è e non capiamo che, probabilmente, è molto meno pericoloso di Bush che invase l’Iraq senza la minima prova di presenza di armi di distruzione di massa o di altri presidenti USA.
Ci piace dirci che viviamo tempi difficili e Trump è il nostro condottiero.
Trump ci piace perché ci fa paura. Ci piace aver paura e ci piace dividerci e indignarci. Trump lo sa. Trump sarà presidente ancora a lungo e come ogni egocentrico businessman di potere (Musk, O’ Leary di Ryan Air, etc) si prenderà tutto ciò che vuole. TUTTO. Che non è quel che dice.