Serendipità nell’industria musicale

Che roba è la serendipità? E’ la  capacità di fare scoperte felici e inaspettate per caso, trovando qualcosa di prezioso mentre si cerca altro, un mix di fortuna, intuizione e preparazione…

L’industria musicale è piena di storie di serendipità, quelle narrazioni zuccherose che amiamo raccontarci per mantenere vivo il mito del sogno americano applicato alla musica.

Incontri casuali che hanno portato a collaborazioni iconiche, sessioni in studio accidentali che hanno prodotto successi in vetta alle classifiche ed eventi non pianificati che hanno lanciato carriere. Ma dietro molte di queste storie fortunate c’è un modello che smonta l’illusione della pura fortuna, rivelando artisti che si mettono costantemente in situazioni in cui la fortuna potrebbe trovarli. Non è magia, è strategia mascherata da spontaneità, un calcolo delle probabilità spacciato per destino.

Ci sono punti cardine da seguire quando si ha intenzione di trovare il nuovo e l’incredibile anche nei momenti e nei posti inattesi, una sorta di manuale del perfetto cacciatore di opportunità nell’ecosistema predatorio della musica contemporanea.

Bisogna diversificare i propri sforzi, non limitarsi a un genere, a uno strumento o un metodo di scrittura delle canzoni. Sperimentando e diversificando come un investitore finanziario diversifica il portafoglio, perché nell’economia dell’attenzione contemporanea mettere tutte le uova nello stesso paniere equivale a firmare la propria condanna all’irrilevanza. Più varie sono le tue esperienze, maggiori sono le possibilità di imbatterti in qualcosa di unico, anche se questa unicità sarà inevitabilmente digerita, processata e standardizzata dai meccanismi industriali che trasformano l’arte in prodotto. Altra strada è quella di partecipare a eventi del settore, quei raduni di networking dove tutti sorridono mentre calcolano mentalmente il valore di scambio della persona con cui stanno parlando.

Conferenze, workshop e seminari musicali sono hub per incontri fortuiti che permettono a chiunque di svoltare, sempre che si abbia il capitale sociale, culturale ed economico per accedervi.

Perché diciamocelo chiaramente, la serendipità costa. Costa il biglietto aereo per il festival giusto, costa l’abbonamento alla piattaforma dove caricare demo, costa il tempo sottratto al lavoro che ti permette di sopravvivere mentre insegui la chimera del successo. Altro cammino da intraprendere è quello di lavorare con artisti diversi che espongono ad approdi di inediti e inattesi stili, tecniche e prospettive diverse. Collaborare significa contaminarsi, ma anche negoziare costantemente crediti, royalties e diritti d’autore in un groviglio legale che renderebbe Kafka orgoglioso.

Restando aperti all’apprendimento, meglio prendano in considerazione i punti da collegare, quelle connessioni che potrebbero portare a musica innovativa e a responsi interessanti, ammesso che l’algoritmo di Spotify decida di premiare l’innovazione invece del solito loop di ventiquattro battute progettato per non far saltare la playlist. Il sistema premia chi sa muoversi nelle sue pieghe, chi comprende che la fortuna non è un fulmine a ciel sereno ma una conseguenza statistica dell’esposizione ripetuta alle giuste circostanze. È il paradosso dell’industria musicale contemporanea, dove devi fingere autenticità mentre costruisci metodicamente il tuo brand, dove devi sembrare spontaneo mentre calcoli ogni mossa, dove devi credere nel potere dell’arte mentre ti pieghi alle logiche del mercato.

Serendipità, quindi. Sebbene sia essenziale lavorare sodo e affinare la propria arte, verità che nessuno contesta ma che tutti reinterpretano secondo convenienza, è altrettanto importante riconoscere e abbracciare la natura imprevedibile dell’industria musicale.

Imprevedibile per chi non ne conosce i meccanismi, perfettamente prevedibile per chi ha accesso alle analytics, ai dati di streaming, alle proiezioni di mercato. Il viaggio dell’artista, del dj, del musicista o del produttore, riguarda tanto la creazione artistica quanto lo sfruttamento delle opportunità, un eufemismo elegante per descrivere la capacità di trasformare relazioni umane in transazioni economiche senza perdere il sorriso. Comprendendo la natura super lineare della fortuna, concetto preso in prestito dall’economia e applicato alla cultura come se fossero intercambiabili, e aumentando attivamente le opportunità nate da eventi fortuiti, non solo è possibile aumentare le proprie chance di approdo al successo ma ci si potrebbe anche intraprendere un viaggio ricco e appagante. Ricco per chi, appagante secondo quali parametri, sono domande che restano deliberatamente senza risposta in questa narrazione motivazionale che maschera la durezza di un’industria dove per ogni storia di successo ci sono migliaia di fallimenti silenziosi, dove la meritocrazia è un mito consolatorio e dove il talento, per quanto necessario, non è mai sufficiente senza il network giusto, il momento giusto, e sì, anche quella fortuna che tanto ci piace celebrare quando arriva ma che nessuno sa veramente come invocare.

Riccardo Sada x Sada Says x AD!