Quante techno immagini. Il weekend di sabato 11 e domenica 12 aprile mi ha fatto pensare molto a quello che piace sui social e quello che non piace, alla società.
A come cambia il nostro modo di vivere, sui social e non. Ho già scritto qualcosa su come ci piacciono i grandi eventi. Dopo il COVID vogliamo tutti stare insieme, ma soltanto i grandi eventi più grandi sono le cose più diventa grande, la FOMO Fear of Missing out ovvero la paura di perdersi tutto.
Ma davvero ci perdiamo tutto se invece di andare a un super mega evento vediamo una piccola band, oppure partecipiamo a una piccola gara di quartiere una piccola gara di ultra trail di provincia collina? Nella mia esperienza è proprio il contrario. Più piccole sono le cose più me le ricordo, di solito.
E poi, le immagini e la polemica. Techno immagini, ovviamente.
Abbiamo parlato tutti come dei pazzi e in maniera abbastanza inconsulta di techno Silvia Salis e di Charlotte De Witte a Genova. 140.000 € spesi, più o meno per questo evento davvero bello sono serviti alla techno italiana, che come scene sensato in difficoltà? Non lo so. Senz’altro qualcuno si è avvicinato per la prima volta un grande evento techno e la techno è sicuramente in questo momento tra la musica elettronica insieme alla trap e all’hip-hop, che nascono anche loro elettronici la musica più vivace, quindi verrebbe voglia di dire di sì, giusto?
E allora diciamolo. Questo evento è servito, anche se dovrebbe ovviamente essere l’eccezione, non la regola. Come prezzo succede per i concerti Pop: non è che il settore si lamenta se il Comune di Rimini o di Riccione organizza qualche concerto live gratuito. Tutto serve alla filiera della musica dal vivo, e quindi questo evento può servire alla filiera della musica elettronica in Italia, che è molto divisa, che soffre tanto e che, più o meno non fa altro che pagare lo stipendio, e che stipendio, ai top dj internazionali. Sono loro che guadagnano delle cifre folli, tutti gli altri soffrono.
Anzi. tutti noi SOFFRIAMO. Faccio parte del settore anche io. Sono un operaio delle chiacchiere.
Usciamo un attimo dal sofferente universo del clubbing italiano e parliamo di immagini, di quelle cose che ci fanno commentare e perdere tempo sui social: sulla mia piccola pagina Instagram di AD!, abbiamo totalizzato oltre 1 milione di views, che sono tantissime con due video: rilanciando la notizia di Anyma che non ha potuto esibirsi al Coachella durante il primo weekend per via dei venti (le sue scenografie i video ovviamente avevano dei grossi problemi). E poi ho pubblicato anche il video post evento di Charlotte e Salis a Genova.
Anche in questo caso, polemiche per una minoranza diciamo del cinque barra 10% di commentatori ed entusiasmo per 90%. Anche Anyma ha i suoi Hater che sono tanti perché anche il clubbing ha i suoi puristi del piffero che non capiscono come un artista come Anyma sia multimediale e non sia il solito Dj, ecco perché è successo e tanti altri no…
E quindi, perché ho avuto così tanto successo i social?
Anyma è una super Star di nicchia ovvero a tanti tantissimi fan tantissimi Hater, ma ancora non è celeberrimo come Charlotte De Witte.
La possibilità di commentare, sia in senso entusiastico sia in senso negativo il set di due belle donne, Silvia Salis e Charlotte De Witte ha dato il via a Numeri social da boom, anche per una pagina piccola come la mia.
Perché scrivo “belle donne”? Perché la presenza scenica oggi è fondamentale. E’ quella che ha trasformato Silvia Salis in un meme. Oggi viviamo di immagini, di techno immagini, di immagini politiche. Capiamo solo quelle? No. Non le capiamo, le sentiamo però.
E quindi, che cosa ci portiamo come lezione da tutto questo? Non lo so, forse niente.
Senz’altro siamo una società che vive di immagini e di polemiche e anche di quello che funziona sui social da un punto di vista visivo, da un punto di vista della polemica. Non vogliamo ragionare, vogliamo commentare ma con la K e per questo esistiamo. Esistiamo solo quando parliamo di qualcosa che possiamo capire in pochi istanti.
Ovviamente il mondo è complicato e non è che lo capiamo molto, ci accontentiamo di commentarlo e viverlo attraverso questi maledetti social. Attenti però che c’è anche chi lo vive: 20mila persone da Charlotte a Genova c’erano davvero.
E soprattutto, tutti me compreso dobbiamo smetterla di vedere soltanto il lato negativo perché ci sono anche sui miei social, molti più commenti positivi di comment stupidi.
Chiudo con riflessione di nicchia sul ruolo del giornalista in questo momento, un ruolo veramente in crisi nera. A Brescia ci sarà se non sbaglio a fine giugno un piccolo evento di musica elettronica all’aperto. Piccolo perché non è senz’altro il Nameless. A Brescia però c’è un locale al chiuso che dà oltre 25 anni, porta musica elettronica di qualità in città, anche internazionale con due o tre sere alla settimana e si chiama Circus.
I quotidiani della città cosa fanno? Pubblicano una foto di di Charlotte De Witte scrivendo che la musica elettronica finalmente arriva a Brescia. Come ad inseguire il successo social della De Witte + Salis. Nella Line Up dell’evento di fine giugno ovviamente Charlotte non c’è ma si pensa di fare qualche click in più pubblicando una notizia che segue un’altra notizia. Se noi giornalisti continuiamo a lavorare così, chiudiamo. Ripeto, chiudiamo.
Anche il divertimento si può raccontare in una maniera professionale vera e mi sembra che non lo stiamo facendo. Ripeto, non lo stiamo facendo visto che stiamo lavorando così male è inutile scioperare: la figura del giornalista deve evolversi con la società e non lo stiamo facendo assolutamente.
Lorenzo Tiezzi (giornalista, anche giornalista, maledetto a me)