Che c’entra la progressive israeliana con il gay pride? C’entra. Eccome se c’entra. E lo dice Riccardo Sada in Sada Says.
Il suono israeliano non è una moda. È una postura, un’identità sonora che attraversa i decenni senza perdere la propria coerenza. E quando lo riconosci in un mix, in una serata, in una traccia che non sapevi di aspettarti, capisci che quella sensazione di familiarità non è un errore.
È un’impronta digitale che non scompare. Nella costante e sistematica divergenza che vede la popolazione mondiale, a causa dei conflitti mediorientali, di schierarsi contro o a pro dello stato ebraico, il suono club ed elettronico locale e poco da esportazione fa sempre discutere. La progressive house israeliana ha qualcosa che lo riporta al passato, verso gli inizi dei Duemila. Pop che estende melodie sintetiche che sembrano provenire da un’altra latitudine emotiva. Chi conosce la musica elettronica sa di cosa si parla appena lo sente: è il suono israeliano e ha una storia precisa alle spalle.
Per capirlo bisogna tornare sul finire degli anni Novanta quando Israele diventa uno dei laboratori più fertili della psy trance mondiale.
Insomma, bisogna passare da qui, da quello che i soldati dell’IDF hanno ascoltato e assorbito in India e Thailandia durante il proprio lungo congedo militare. E bisogna passare da gruppi come Infected Mushroom e Astral Projection, che costruirono un’estetica basata sull’ipnosi ritmica, sulle strutture a viaggio, su un’idea di musica come esperienza collettiva e quasi spirituale. Quella tradizione non è mai svanita con il cambio di millennio: si è trasformata, si è contamina, si è fusa con la progressive house europea e americana e con la melodic techno contemporanea, producendo qualcosa di difficilmente classificabile ma immediatamente riconoscibile. Offer Nissim è uno dei produttori più riconoscibili della scena, anche a livello di esportazione. Il suo nome rimane spesso confinato agli appassionati del genere, lontano dai riflettori del mainstream e va bene. Il suo suono resta invece un marchio istantaneo: tribal house e progressive house costruite su un tempo fisso di 127 bpm, casse potenti mixate a pattern ritmici ipnotici, basi in tonalità minori (Sol minore, Sol diesis minore) che generano un’atmosfera malinconica e quasi apocalittica, in contrasto permanente con l’energia travolgente del ritmo. Un po’ quello che si respira sotto la bandiera con la Stella di Davide. Un’estetica sonora che non è nata nel vuoto ma affonda le radici in una tradizione ben precisa.
Le coordinate stilistiche di Nissim si ritrovano in pieno nel suono della Murk Records di Miami, l’etichetta fondata da Cesar Mercer e Ralph Falcon che negli anni Novanta ha definito il vocabolario di una tribal house atlantica e cupa che è arrivata fino al Mediterraneo. Ha sconfinato. La stessa tensione tra groove ipnotico e orchestrazioni ampie, lo stesso uso della voce come elemento costruttivo più che ornamentale, si trovano nella Twisted Records di Peter Rauhofer, il compianto produttore viennese trapiantato a New York che portò la progressive house a una scala quasi cinematografica, diventando uno dei riferimenti assoluti per i circuit party internazionali prima della sua scomparsa nel 2013. Nissim si muove in quello stesso solco, in trincea, con coerenza e rigore restando guru del mondo LGBTQIA+. In Italia, poi emigrato a Londra, c’era il siciliano Francesco Pagano, per un po’ di tempo A&R di Nukleuz Italia.
Poi, il vuoto su questa linea di fuoco. L’elemento che rende il suono israeliano immediatamente identificabile è il trattamento della voce. Non semplici melodie su base ritmica, no top line scontate: vocalizzi trattati come strumenti autonomi, manipolati con loop ed effetti, capaci di portare un brano in territori emotivi molto distanti dall’edonismo da dance floor. Maya Simantov è la collaboratrice con cui questa alchimia si è espressa con più continuità. Nissim tuttavia ha applicato lo stesso approccio ai remix commissionati da artisti come Madonna, Beyoncé, Jennifer Lopez e Christina Aguilera, riportando ogni volta le loro voci dentro la grammatica del suo mondo sonoro senza snaturare né l’originale né se stesso.
È un suono, quello israeliano, che nasce da un lavoro preciso sull’equalizzazione e sulla compressione, con una tempesta di riverberi, delay, pensato per ambienti dove il volume alto sprigiona energia e gli impianti da club soffrono per mancanza di spazi: le linee di basso e le voci vengono bilanciate con cura per coesistere senza schiacciarsi a vicenda, mentre il tessuto sonoro generale alterna timbri brillanti e scuri, sintesi vintage e beat contemporanei. Un compromesso continuo. Il tutto adagiato su uno scheletro di ritmica che sta tra il tribale moderno e il quasi industriale. A conti fatti, Nissim è il Pete Tong della Terra Promessa, forse il personaggio che meglio incarna questa traiettoria. Figura centrale della scena clubbing di Tel Aviv fin dai tardi anni Ottanta, costruisce nel corso dei decenni un linguaggio fatto di tribal house potente, voci che salgono fino a diventare grida rituali, progressioni armoniche che esplodono nel momento in cui l’ascoltatore ha smesso di aspettarselo.
Che c’entra la progressive israeliana con il gay pride?
Le notti non finiscono mai davvero, a Tel Aviv, Haifa, Eilat e Gerusalemme: si chiudono su un’energia che continua a vibrare anche dopo che le luci si sono accese. Il nome di Nissim circola ancora con rispetto assoluto nei circuiti internazionali. E non è un caso. Accanto a lui, una generazione più recente ha saputo raccogliere quell’eredità e portarla su territori nuovi. Efrat Naaman è forse la figura più rappresentativa di questo rinnovamento: dj e produttrice capace di muoversi con sicurezza tra progressive house ed electronica cinematografica, inietta nelle sue set una componente euforica che la scuola europea, più cupa, più cerebrale, più minimalista, tende a evitare. Il suo suono non ha paura di emozionare, e questa è una scelta consapevole, non una debolezza. Poi c’è Guy J, producer e dj a suo modo più minimale e capace di mescolare deep house e progressive in architetture sonore lunghe e meditative, costruite su strati che si sovrappongono lentamente prima di cedere al groove.
E ancora Guy Mantzur, che ha portato il sound israeliano sui palchi di tutto il mondo con una sensibilità raffinata che bilancia struttura e abbandono. O Lior Ben Peretz, più noto come Shlomi Aber, che dalla parte più oscura del techno incrocia comunque quella stessa tensione verticale verso l’alto che sembra connaturata alla produzione elettronica israeliana nel suo insieme. Quello che accomuna tutti questi nomi non è solo una provenienza geografica: è un approccio alla musica che privilegia il viaggio rispetto alla destinazione, la tensione rispetto alla risoluzione immediata, la melodia come forza emotiva anziché come ornamento. C’è in tutto questo qualcosa che rimanda inevitabilmente alla complessità della cultura israeliana stessa: un paese piccolo e denso, aperto al mondo e profondamente radicato, capace di assorbire influenze diverse e di restituirle trasformate in qualcosa di proprio.
A Tel Aviv la musica da club è una questione identitaria. Lo stile di Nissim non è semplicemente un genere musicale bensì una vera istituzione culturale, radicata nella comunità queer locale e nei grandi Pride della città e non solo. Capire dove ascoltare in radio questo mix di riconoscibile di house tribale, progressiva, condita di salse agrodolci e mediorientali, voci epiche come quella di Simantov ma anche di Anna Zak e sonorità feste infinite e aperte a tutti, però, richiede qualche orientamento, perché la radiofonia israeliana tradizionale tende al generalismo o al pop mizrahì, e le emittenti radiofoniche dedicate esclusivamente a quel suono non esistono. Tra le nazionali, Eco 99FM è la più vicina a quella sensibilità: emittente regionale dell’area di Gush Dan, Ramat Gan e dintorni, trasmette pop e indie nel corso della giornata ma riserva ai fine settimana spazio fisso alla club culture, con dj set in cui le produzioni di Yinon Yahel, Itay Kalderon o Sagi Kariv, trovano collocazione naturale.
Il servizio di streaming tematico Eco99 Music offre inoltre playlist curate molto concentrate sulla dance da club di Jaffa e dintorni. Radius 100FM, storica emittente dance e pop, dispone di canali web tematici e di programmi serali dedicati alla dance contemporanea, soprattutto nel weekend, dove i remix energetici tipici della scena locale passano con regolarità. Discorso diverso per Galgalatz, la radio più ascoltata d’Israele, gestita dalle forze di difesa ma di stampo popolarissimo: non è una stazione di nicchia, eppure qui molti dj locali sono considerati nell’immaginario collettivo qualcosa di simile a eroi nazionali che scacciano la guerra con una musica portatrice di messaggi di pace, un po’ come al Nova Festival, quel del fatidico 7 ottobre 2023 che sappiamo come è andato a finire. I mixati e i singoli inediti dei dj israeliani insieme agli edit esclusivi per il Pride entrano con una certa frequenza in rotazione e nei megamix del fine settimana.
Che c’entra la progressive israeliana con il gay pride? Non l’hai ancora capito?
Il flusso continuo di quello stile si è però spostato quasi interamente sul digitale. Radio Dance Israel, disponibile su piattaforme come Zeno.FM e su varie app di streaming, è interamente dedicata alla musica elettronica e mantiene una rotazione costante di progressive house, tribal e club dance israeliana e internazionale, sempre con lo stampo Nissim come riferimento centrale. Up2Dance Radio, web radio basata a Tel Aviv, copre la dance elettronica dagli anni Novanta a oggi e dedica spazio larghissimo alle produzioni locali e ai remixer della scena circuit, riproducendo con fedeltà quel connubio di beat pesanti e vocalità avvolgenti.
C’è però un elemento strutturale da considerare per capire davvero come funziona la fruizione di questo genere in Israele: i produttori del genere lavorano pochissimo con il formato radiofonico standard. Il loro stile si esprime al meglio nei megamix continui di una o due ore, e per questo la maggior parte del pubblico che cerca quel suono non si affida alla radio lineare. I podcast ufficiali dei dj israeliani, pubblicati periodicamente in concomitanza con i grandi eventi allo Yarkon Park di Tel Aviv, vengono trasmessi come eventi speciali da varie web radio locali e rappresentano il punto di riferimento più attendibile per chi vuole immergersi in quell’estetica senza mediazioni. Su Spotify e Apple Music, le playlist curate sulla scena dei club cittadini, cercando chiavi come Tel Aviv Circuito, Forever Tel Aviv o semplicemente quella personale come Offer Nissim Style, vengono aggiornate con regolarità con le nuove uscite di artisti che seguono quella scia, tra cui Eliran Halevy, Mor Avrahami e Sagi Kariv.