Quanto contano gli sghei? Ce lo dicono Vivaldi e il Settecento, “Gloria!” e “Primavera“, due film vicini e bellissimi, che parlano di sghei. Di soldi.
Tra i due film, belli entrambi, che bella lotta. Parlo di “Primavera” di Damiano Michieletto (nella foto la protagonista) e “Gloria!” di Margherita Vicario. Io ho preferito il secondo, ma pure il primo, bello. Molto bello.
Il tema di entrambi non è la bella musica del Settecento e non è Venezia. Sono tante giovani ragazze recluse che dalla vita non hanno altro che la musica. Le ragazze da sole, giovani e sexy, sono belle esteticamente e quindi è ovvio che i registi e le registe le usino. Si fanno bene i primi piani. Funzionano.
Ho scritto sexy ma il sesso puro non c’entra niente. Parlo della perfezione del David di Michelangelo. Da eterosessuale non mi attrae, da uomo ovviamente sì. Queste sono le ragazze. Sono noi, come avremmo dovuto essere a 17 anni e come non eravamo mica. Siamo noi, come siamo nei nostri sogni, se li facciamo ancora. Io praticamente mai.
Partiamo da “Primavera” che racconta solo un po’ Vivaldi, dimenticato per 200 anni (200 anni) prima di essere riscoperto. Nel Settecento all’Ospedale della Pietà, il celebre orfanotrofio femminile di Venezia, si campa di sghei, di soldi.
E per farli, gli sghei, il cattivissimo e bellissimo “direttore” Andrea Pennacchi (ancora più cattivo ma forse non più bello Stefano Accorsi, entrambi però così bravi da non diventare caricature)…
fa suonare e cantare alcune delle sue ragazze. Le più brave. Poi quando arriva qualcuno che le vuole in sposa, così divine per la magia della musica, dice sempre sì… dopo una ricca dote. Uno schifo? Si faceva sempre così.
Vivaldi lo interpreta un magistrale Michele Riondino, capace di incarnare un genio fragile, il Prete Rosso. E poi c’è lei, lei che come le altre ha solo la musica, ma a lei la musica basta, Tecla Insolia ovvero Cecilia. Che suona senza virtuosismi, ma è la musica. Lei, ancora più del compositore, violinista sopraffino.
Molto bello è il suono del film, così piccolo e fragile, mai dirompente, come senz’altro era allora… un tempo in cui bastava la musica a creare magia e a far commuovere. Al primo ascolto. Certo, parliamo dell’aristocrazia, che non aveva altro da fare che divertirsi e strimpellare ed ascoltare i geni come Vivaldi… ma che tempi, signora mia.
Oggi abbiamo il pop, signora mia, e spesso fa proprio schifo.
E perché quindi, preferisco “Gloria!” a “Primavera?” Se restiamo alla musica, allora vince il secondo, perché niente può battere Vivaldi.
Ma il primo non si vergogna d’essere “solo” una favola e vola alto. Anche musicalmente. E osa col pop. L’altro film, forse, vuol celebrare un periodo storico… e allora almeno un po’ fallisce.
L’estetica c’è, ma nel ‘700 a nessuno importava affatto se un prete avesse una o 50 amanti, 3 o 5 figli “illegittimi”, era la normalità… e invece nel film sembra che Vivaldi dovesse essere anche un certo esempio morale.
Erano tempi più sereni. Contavano solo gli sghei. Proprio come adesso. Solo che quanto all’ipocrisia, vinciamo.
Lorenzo Tiezzi
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