Ricky Sada Riccardo

Neurodiversità nei club / Sada Says

Neurodiversità dei club? Sì, grazie.

Oltre il 20% della forza lavoro creativa è neurodivergente. È quanto emerso dalla ricerca di Charles Freeman e Becki Morris sull’impatto del Covid-19 nei settori DCMS, condotta per il Department for Digital Culture Media and Sport britannico. Un numero enorme, se si considera che nel Regno Unito la percentuale di persone neurodiverse si ferma al 14%. Eppure nella scena della musica elettronica sono ancora pochi gli artisti che ne parlano apertamente, ed è da questa scoperta che nasce la nostra indagine sul legame tra neurodiversità, dj e produzione. L’Oxford Dictionary definisce la neurodiversità come l’insieme di “schemi di pensiero o comportamento diversi da quelli della maggior parte delle persone, pur rientrando nella normale gamma di variazione umana”: autismo, depressione, schizofrenia, sindrome di Down, ansia, ADHD e dislessia rientrano tutti in questa definizione, e ogni persona la vive in modo diverso. “Anche l’autismo non è sempre quello di chi porta le cuffie antirumore, isolato dagli altri” racconta Pinks, dj e produttrice bass music diagnosticata di recente con ASD e ADHD. “Può anche essere un dj attivo e socievole”. Un tratto che ricorre spesso tra gli artisti intervistati è la capacità di iperfocalizzarsi sul proprio lavoro. Per ADUKEN è un vantaggio netto: “La mia neurodivergenza si nota soprattutto nella capacità di concentrarmi ossessivamente sulle cose e passare moltissimo tempo a perfezionare il mio lavoro.

Neurodiversità dei club? Sì, grazie.

Questo mi ha aiutato tantissimo nell’imparare a fare il dj e a produrre, ed è il motivo per cui sono arrivato dove sono oggi”. Pythius, diagnosticato con AD(H)D, racconta invece anche il lato più duro: “Se il tuo cervello non trova dopamina, si concentra sul cortisolo, l’ormone dello stress, perché gli somiglia molto. L’unico modo per uscirne, in quel momento, è continuare ad andare avanti”. Dilemma, anche lei con ADHD, concorda: “Il mio modo di essere e di lavorare è, in sintesi, fatto di abbondanza o carestia. Faccio fatica a concentrarmi e a sentirmi motivata, e spesso ho la sensazione di non riuscire a concludere nulla. Ma quando entro in modalità iperfocus, riesco a fare una quantità assurda di cose in pochi giorni”. La ricerca sulla neurodiversità è nata solo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, con la fondazione nel 1992 dell’Autism Network International, associazione creata “da persone autistiche per persone autistiche”. Fino a poco tempo fa i soli riferimenti culturali erano personaggi come Rain Man o Dory. “Oggi alcuni tra gli artisti più influenti della nostra scena sono autistici” spiega Kidsonic, che ha una forma di disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento. “Prendere sul serio il loro talento invece di ridurli alla loro condizione permette a produttori come me di essere visti alla pari dei colleghi neurotipici”. Simula, che convive con sindrome di Asperger e ADHD, aggiunge: “L’industria è sicuramente più consapevole, ma siamo ancora lontani dall’essere davvero inclusivi. È bello vedere più artisti parlarne apertamente sui social, e l’introduzione di spazi calmi nei festival è un passo importante”.

Neurodiversità dei club, una realtà importante, di cui non parliamo abbastanza

Nel 2022 l’Association For Electronic Music ha condotto uno studio su 137 professionisti del settore, il 45% dei quali britannici: il 58% si è dichiarato neurodiverso, ma solo il 38% aveva ricevuto una diagnosi ufficiale, dato che circa il 75% degli adulti neurodiversi non viene mai diagnosticato. Lo psichiatra Edward Hallowell avverte che questo può portare a disturbi dell’umore, instabilità lavorativa, bassa autostima e dipendenze. Ma cosa rende la scena elettronica così accogliente per chi è neurodivergente? L’ADHD è legato a bassi livelli di dopamina, e la musica elettronica ne favorisce il rilascio: un ambiente stimolante, veloce, con meno regole rispetto a un lavoro “normale”. Pythius racconta: “La drum & bass è un genere molto tecnico. Grazie al mio AD(H)D riesco a iperfissarmi sui dettagli, e il risultato finale ne guadagna moltissimo”.

Marge aggiunge: “Il mio ADHD si manifesta soprattutto sul palco: divento energia pura, e ogni impulso che ricevo durante il giorno diventa ispirazione”. Restano le sfide: secondo Kidsonic il termine Asperger, legato agli studi condotti da Hans Asperger nella Vienna nazista, sta scomparendo, ma la sua assenza porta spesso a essere trattati con condiscendenza. Qualcosa si muove comunque: al Liquicity Festival è stata allestita una piscina di palline per chi ha bisogno di staccare, mentre Pinks chiede più attenzione verso strobo e sovraccarico sensoriale. Per approfondire, l’Association For Electronic Music ha pubblicato il report completo online, l’ex manager AFEM Tristan Hunt è oggi coach specializzato in ADHD nel mondo della musica, il collettivo Neurodelicious ha realizzato il documentario “Different is Delicious”, e il progetto Liquid Drum & Bass 4 Autism devolve il ricavato delle vendite a bambini autistici.

Riccardo Sada x Sada Says x AD!