Chi è Novah? Una domanda sincera di Sergio Marini (Sygma), dj producer & filmaker


Qualche giorno fa il sindaco di Genova invita NOVAH a suonare davanti a migliaia di persone.

E io mi sono posto una domanda molto semplice: ma chi è NOVAH?

Non è una provocazione contro di lei. È una domanda sincera.

Seguo la techno da quasi trent’anni, ascolto quotidianamente techno, hard techno, techno-trance, conosco etichette, produttori, festival, DJ italiani e internazionali. Eppure questo nome, fino a quel momento, non mi diceva praticamente nulla.

E allora ho iniziato a chiedermi come sia cambiato il modo in cui un DJ arriva a quel tipo di palco.

Una volta, se parlavi di DJ, più o meno sapevi da dove arrivava.

C’erano i resident dei club importanti: Jaiss, Cocoricò, Ultimo Impero, Cyborg. E quando arrivava un ospite, spesso veniva presentato proprio attraverso il club da cui proveniva.

“Stasera il DJ del Jaiss.”

“Stasera quello del Cocoricò.”

Il club era una sorta di certificazione.

Poi arrivavano le produzioni.

Negli anni ’90 e nei primi 2000, se volevi diventare davvero riconoscibile, prima o poi dovevi tirare fuori un disco che lasciasse il segno.

Robert Miles.

Mario Più.

Richie Hawtin.

Gigi D’Agostino.

Non bastava essere bravo a mixare: dovevi avere qualcosa che fosse tuo.

Con la crisi del mercato discografico, la produzione è diventata ancora più importante.

Il disco era il biglietto da visita.

Poi sono arrivate le feste, i brand, le crew.

Penso, per esempio, a Diabolika, con Emanuele Inglese, Paolo Bolognesi, D-Lewis ed Emix.

Non era semplicemente “quattro DJ che suonavano”.

Era un’identità.

Un immaginario.

Un pubblico.

Un marchio.

E anche questo contribuiva a costruire la carriera di un artista.

Poi sono arrivati altri percorsi ancora: il sound personale, le produzioni riconoscibili, le etichette, i festival.

Villalobos.

Paul Kalkbrenner.

“Sky and Sand”.

Anche lì, potevi essere famoso perché avevi costruito qualcosa che prima non esisteva.

Ed è qui che mi interessa la questione.

Una volta:

resident → produzioni → pubblico → ospitate → festival → notorietà

Oggi, molto più spesso, sembra possibile:

immagine → social → marketing → festival → notorietà → produzioni

E attenzione: non sto dicendo che sia facile.

Costruire un’immagine, diventare riconoscibili sui social, creare una community e arrivare a determinati festival è un lavoro enorme.

Ma è un lavoro diverso.

E soprattutto può permettere di diventare famosi prima ancora di essere diventati musicalmente indispensabili.

E quindi torno a NOVAH

La domanda che mi sono fatto non è:

“Perché questa ragazza è famosa?”

È: qual è stato il percorso che l’ha portata a essere scelta per un palco davanti a migliaia di persone?

Quali produzioni hanno costruito la sua notorietà?

Quale scena rappresenta?

Quale pubblico ha conquistato?

Qual è stato il passaggio che l’ha portata da artista di una determinata scena a nome sufficientemente grande da essere scelto per un evento del genere?

Perché dire “ha suonato a Tomorrowland” non risponde alla domanda.

Come ci è arrivata a Tomorrowland?

È proprio questo il punto che mi interessa.

Forse il problema non è NOVAH. È il nuovo sistema.

Perché magari sono semplicemente io a essere rimasto indietro.

Magari oggi il DJ non deve più necessariamente costruire la propria autorevolezza partendo dalla pista, dalle produzioni o da una scena.

Magari può costruirla attraverso immagine, comunicazione, social, storytelling, marketing e grandi palchi.

E una volta che sei su quei palchi, il pubblico ti percepisce automaticamente come qualcuno che merita di essere lì.

È un meccanismo potentissimo:

“Se è lì davanti a migliaia di persone, evidentemente è famosa.”

E se è famosa, evidentemente è importante.

E se è importante, allora vale la pena andarla a vedere.

È un circuito che può autoalimentarsi.

Io però continuo ad avere una vecchia deformazione professionale:

quando vedo un DJ su un palco enorme, mi viene ancora voglia di sapere quale strada ha fatto per arrivarci.

Forse sono io che non ho capito come funziona il nuovo mondo.

Oppure, semplicemente, è cambiato il modo in cui si costruisce una carriera da DJ.

E sinceramente non so quale delle due cose mi preoccupi di più.

(Sergio Marini / Sygma)