Cosa c’è oggi di interessante nella house in circolazione? Poco o niente, verrebbe da dire. Ma non è proprio così. Il punto è che di produzioni interessanti in giro ce ne sono, ma faticano a trovare spazio vero, strette tra festival-monolite e playlist automatiche. Non è che manchi la musica: manca il terreno.
Eppure, in questa stasi un po’ artificiale, c’è ancora chi prova a rimettere al centro il gesto più semplice e più antico della house: far ballare. “La Fiesta” di Wh0 e David Penn, pubblicata da Toolroom, è esattamente questo. Un disco che non promette rivoluzioni, ma riparte da un’idea elementare e potente: ritmo, calore, leggerezza.
Vocal diretto e solare, giro di piano in stile salsa, beat che spinge senza schiacciare. Non è un pezzo “importante”, ma è un pezzo che funziona. E in un panorama saturo di uscite rumorose e dimenticabili, questa capacità di essere immediato, fisico e vivo è già una differenza.
Penn, del resto, è una garanzia strutturale. Da oltre vent’anni firma gemme house che reggono il tempo perché non inseguono la moda, ma la piegano quanto basta. È uno dei pochi capaci di aggiornare il classico senza renderlo caricatura, trovando sempre un equilibrio credibile tra suono attuale e grammatica storica.
Wh0, alias Robert Chetcuti, viene da una delle matrici più fertili della house euforica europea, i Rhythm Masters. E quello spirito, fatto di groove, ironia e rispetto per la pista, è rimasto intatto nel suo progetto solista e nella sua etichetta Wh0 Plays. Non è nostalgia: è continuità. E oggi, in mezzo a tanta estetica senz’anima, è una qualità rara.