I professionisti: il manager, Riccardo Sada ce lo racconta

Chi sono i professionisti? E il manager, chi è?

Ogni figura professionale occupa un ruolo preciso, quasi come i giocatori di una squadra le cui posizioni determinano l’esito finale della partita.

Tra tutte le figure che popolano questo mondo, una emerge con forza particolare per centralità strategica e complessità umana: il manager.

Riccardo, giornalista con anni di esperienza nel settore, ne traccia un ritratto lucido e appassionato, partendo da una premessa che vale come punto fermo per chiunque voglia orientarsi in questo universo professionale.

Il manager è probabilmente, tra tutte le figure operative del settore, quella che guadagna di più, esclusi naturalmente i vertici delle grandi compagnie dell’intrattenimento.

Ma il compenso è la conseguenza diretta di un’insostituibilità strutturale: il manager è colui che fa dialogare realtà profondamente diverse, l’artista con la sua arte da un lato, e l’industria discografica, il live, il merchandising, il co-branding dall’altro. È una figura capace di entrare in empatia con l’artista euforico che ha perso il controllo di sé, così come con quello depresso che non riesce a trovare spazio nel mercato. Non è il classico procacciatore di serate, bensì il cervello strategico che tiene insieme un intero ecosistema professionale, costruendolo attorno all’artista come se fosse il sole attorno al quale ruotano tutti i pianeti del sistema.

I professionisti, il manager, Riccardo Sada ce lo racconta

La domanda se questo ruolo si sia trasformato nel tempo apre una riflessione più ampia sul valore dell’artista come entità misurabile. Il valore di un artista lo determina il mercato, e su questo concetto Riccardo è categorico: se un artista vale 7, dovrebbe muoversi in un palcoscenico da sette, con una casa discografica da sette. Se quei contesti hanno un valore superiore, è l’artista a crescere per associazione. Il costo di un biglietto da concerto, il prezzo di una maglietta ufficiale, il volume di stream su una piattaforma digitale sono tutti indicatori concreti di un valore che, grazie al digitale, si è globalizzato in modo radicale. Ogni artista, anche il più locale, è oggi potenzialmente ascoltabile in qualsiasi angolo del mondo in tempo reale. Questo significa che ogni artista è un brand, con tutto ciò che ne consegue in termini di posizionamento, immagine e strategia.

È proprio su questo terreno che il manager bravo dimostra il suo valore reale. Citiamo come esempi luminosi Liz Rosenberg e Guy Oseary, manager storici di Madonna, capaci di posizionarla ai vertici dell’industria anche nei momenti in cui il messaggio artistico era tutt’altro che scontato o facilmente commerciabile.

Quando Madonna decise di costruire un’intera operazione attorno al voguing, alla danza, a un immaginario visivo fortissimo con il brano “Vogue”, fu la capacità manageriale di credere in quella visione e di costruirci attorno un progetto coerente a trasformare un’intuizione in un’icona culturale. Il manager bravo sa già cosa chiederà l’artista prima che lui lo faccia.

Sa quando assecondare e quando correggere la rotta. Sa rassicurare l’insicurezza, quasi inevitabile nei veri artisti, e sa trasformare anche un’idea apparentemente bizzarra in un’operazione di marketing raffinata. Se qualcuno volesse fare un tour sulle spiagge, il manager di esperienza non rifiuta l’idea, ma la orienta verso i contesti dove quella stessa idea può funzionare davvero.

Tra i professionisti, il manager, che fa? Che dovrebbe fare?

La caratteristica principale che un manager dovrebbe possedere non è la competenza tecnica né la rete di contatti, pur essendo entrambe fondamentali. È la pazienza. Una pazienza strategica, non passiva, che si accompagna alla capacità di muoversi con precisione anche quando l’artista si chiude nel silenzio o diventa irraggiungibile.

Il manager si trova costantemente tra incudine e martello, pressato dalle richieste dell’industria e dalla volatilità creativa dell’artista. Reggere quella tensione senza spezzarsi, e anzi trasformarla in energia produttiva, è la vera arte del management. A chi si domanda come si diventi manager, la risposta è duplice e complementare.

Esistono percorsi formativi strutturati, corsi specifici offerti da istituzioni dedicate alla formazione nel music business, spesso tenuti da professionisti con esperienza diretta sul campo. Ma la strada, intesa come esposizione concreta al territorio, agli artisti emergenti, agli errori e alle correzioni progressive, rimane la maestra più severa e più efficace. Gli errori non vanno temuti, ma vissuti come tappe necessarie di una crescita che si consolida nel tempo, a patto di non ripeterli. È nella combinazione tra formazione e pratica, tra studio e vissuto, che nasce il manager capace di accompagnare un artista nel lungo e imprevedibile percorso verso il suo potenziale più alto.

Riccardo Sada x Sada Says