Se ne va a 66 anni, per gravi problemi ai polmoni, quasi come la mia mamma (che se ne andò a 67(, ovvero troppo presto, Franco Baresi. A 66 o 67 anni non si deve morire, si deve vivere. E invece se ne va d’estate, quasi in vacanza, come per non disturbare. Come la mia mamma, come il mio babbo.
Siccome ha smesso di giocare nel 1997, dopo vent’anni di successi nel Milan e solo nel Milan, Baresi molti non l’hanno mai visto giocare. Anche sulla sua pagina Instagram non ci sono video. Ecco perché qui vi metto il riassunto almeno di sua partita ai Mondiali. Erano quasi tutte così: pulite, perfette.
Chi l’ha visto giocare, sa che difensori così sono unici. Sono quelli che giocano a testa alta, che non prendono quasi mai ammonizioni perché non sbagliano mai la scelta di tempo e non sono mai in ritardo. Mi viene in mente solo Sergio Ramos, che però era, credo, meno difensore. Invece Baresi era un libero. Uno alla Zoff. Poche parole, tanti fatti.
“La bacheca personale di Franco Baresi è incredibile almeno quanto la sua carriera in campo: con il Milan ha vinto 6 scudetti, 3 Coppe dei Campioni/Champions League, 2 Supercoppe Uefa, 2 Coppe Intercontinentali oltre a 2 campionati di Serie B, 4 volte la Supercoppa Italiana e una Coppa Mitropa“ (da Sport Mediaset).
Con la Nazionale ha vinto il Mondiale del 1982 (senza giocare, però), Bronzo nel 1990 e Argento nel 1994… E qui vedete un po’ della sua maestria.
E quindi, addio Franco Baresi.
Oggi nel calcio e non solo nel calcio, abbiamo lo splendido Robertino “bel ciuffo” Mancini, che nel 2023 lascia la Nazionale di Calcio da allenatore pochi giorni prima di una partita fondamentale (e infatti sarà esclusa dagli Europei… e non dai Mondiali come ricordavo io, ringrazio un commentatore che mi ha corretto), uno che dal sottoscritto non sarà mai (mai) perdonato.
Abbiamo San Malagò from Circolo Aniene, Roma. A sentirlo parlare scappo. Io me lo ricordo come parlava Baresi e come parla ancora oggi Baggio, a bassa voce. Senza urlare. Malagò urla. Abbiamo o avevamo Paolo Maldini, che come dirigente ha vinto un solo scudetto con il Milan e sprizza sempre superiorità da tutti i pori. Baresi come dirigente è stato in punta di piedi. Non tutti possono vincere sempre e Franco lo sapeva.
Tutti gl altri, oggi, le star, lo sanno?
Abbiamo l’amatissimo (finché vince) Sinner, uno che quando non ha voglia non gioca la Coppa Davis, unico impegno con la Nazionale che gli si chieda, mentre resta italiano e risiede e Montecarlo per non pagare le tasse che tutti paghiamo. Tifatelo voi.
Abbiamo Infantino e abbiamo il business.
Mi sento vecchio. Un tempo le celebrità dello sport e della musica si accontentavano dei tanti soldi che guadagnavano concentrandosi sullo sport e sull’eternità che lo sport dà. Ovvio, all’americana, vogliono “monetizzare”. Il massimo. Meno del massimo è perdere soldi.
Monetizzate pure. Io non vi tifo più.
(Lorenzo Tiezzi)
PS vi lascio, oltre che il mio post su Instagram, oltre 160mila views e 2000 mi piace mentre scrivo. Poco dopo aver scritto, di getto, ho potuto ascoltare le bellissime (come sempre) parole di Federico Buffa su Sky Sport. Ha raccontato dell’infanzia di Baresi, in una piccola cascina fuori Travagliato, in cui erano fortunati perché mangiavano e vivevano vicini alla stalla, quindi con un po’ di caldo. Buffa dice che Baresi era un contadino, come Ancelotti e più di Ancelotti, “indietro nel tempo”, forse. Che fotuna avetlo visto giocare.