Sabato 19 settembre, quando tra Milano, Bergamo e Brescia c’è stata una quantità praticamente pazzesca di eventi di musica elettronica, a partire da una sovrapposizione a incubo. Anyma VS Carl Cox. A mio parere, ogni show, anche nell’ambito della musica elettronica techno e non techno, è ormai simile a un concerto o un evento mega in ambito pop-rock… per cui certe sovrapposizioni non sono un bene.
Sono un errore clamoroso.
Nel pop, che è oggi l’unica e sola serie A dell’industria musicale (negli anni ’90 c’era il pop rock stile U2), non ci sono mai sovrapposizioni ed è per questo che il pop rock sta funzionando in maniera pazzesca in tutto il mondo, mica solo a Milano.
Invece, vedere a Milano, nella stessa sera, Anyma che suona in due posti diversi (dopo l’evento serale alla Fiera a Milano ha anche suonato all’Amnesia, in ‘aftershow’, ovvero di notte)… mi fa dire che le vere star non lo fanno.
Le vere star gli after non li fanno. I DJ dovrebbero adeguarsi, ma non lo faranno perché a qualche decina di migliaia di euro per pochissime ore di lavoro / divertimento non rinunciano.
Un conto, poi, è proporre come ha fatto il Bolgia di Bergamo, un dj hard techno molto diverso da Anyma e Carl Cox come Holy Priest, un altro è fare come il Number One, che NON apre ogni weekend, in Franciacorta, ma proprio il 19/09 ha proposto un festival elettronico…
Perché? La mia risposta è: perché non stiamo lavorando bene, noi dell’intrattenimento. Il sistema dell’elettronica in Italia è ancora composto da troppi galli nel pollaio e invece si potrebbe collaborare invece di combattere perdendo energie?
In questo momento, chi sta veramente guadagnando sono i top Dj di ogni genere come Bob Sinclar, che, guarda caso, oggi è una superstar soprattutto in Italia… Non lo è a Ibiza, non lo è in tanti paesi. Lo è in Italia. Dove le star del mixer di ogni livello sono pochissime. Nello stesso segmento, nel suo campionato solo un po’ più “basso”, gioca Samuele Sartini, che non ha competitor se non VidaLoca o Mamacita o qualche rapper… perché i “top club” e i club spesso sono così provinciali che non sanno proprio che diavolo proporre… ma si sentono così forti grazie “ai loro social”.
Non è un gran momento, a livello di creatività e di innovazione, per chi gestisce locali e festival. Si incassa, qualche volta (di solito no), ma l’unico scopo è “riempire”. Se anche nel pop, la serie A dell’industria musicale oggi, la fase di creazione del nuovo è finita da tempo, quella della massimizzazione dei profitti è davvero ben gestita. Non guadagnano solo le star. Guadagna tutta la filiera. Nell’elettronica, assolutamente no.
I veri re restano i DJ, con i loro cachet fissi faraonici. Gli organizzatori di eventi, quelli che rischiano davvero, spesso perdono, anche per scelte miopi. E i gestori / organizzatori dei club di provincia o dei club delle grandi città sono messi ancora peggio.
Il settore dell’intrattenimento, poi, soffre anche perché non comunica affatto bene. L’Italia è piena di discoteche che dovrebbero essere nazionali e invece sono di provincia. Molto molto molto male, da questo punto di vista.
Usare Instagram in prima persona ha reso molti operatori del divertimento ancora meno capaci di comunicare il loro lavoro. Ricordiamoci che anche l’ascensore ebbe successo grazie alla comunicazione, non al prodotto. L’inventore OTIS si inventò uno show: saliva su un ascensore “aperto”, ben visibile dal pubblico, e faceva tagliare la fune di traino… per far entrare in azione il freno di sicurezza che tutti conosciamo.
Se non avesse fatto questo show, senza social, forse saliremmo sempre le scale a piedi. La comunicazione fa vendere i prodotti buoni e deve sempre inventarsi qualcosa di nuovo. Oggi spesso il prodotto intrattenimento non è così innovativo e viene comunicato in modo ridicolo.
Le star comunicano benissimo il loro essere star, i DJ non lo stanno facendo più. Ci sono eccezioni, come Anyma, che è anche una star legatissima alla moda, ma per la maggior parte i DJ restano micro-star. E le microstar non illuminano niente.
Lorenzo Tiezzi