Ancora con questi Daft Punk e poi la storia dei Lego / Sada Says

Ancora con questi Daft Punk…

Daft Punk e Lego annunciano una collaborazione multipiattaforma che comprende prodotto, contenuti ed esperienze di marchio, come riporta Variety. Il primo tassello è un set basato sul palco a piramide del tour Alive del 2007, proposto sulla piattaforma di crowdsourcing Lego Ideas da un duo padre e figlio del Lussemburgo con il progetto Daft Punk Concert. Presentato nel 2020 a un concorso a tema musicale, ha vinto il premio principale e ha ora superato le 10.000 adesioni necessarie per passare alla fase successiva di sviluppo.

“La piramide è una delle espressioni più riconoscibili del mondo visivo dei Daft Punk, ed è giusto che un design creato da un fan sia al centro di questa partnership”, dice il direttore creativo Cédric Hervet. Per il lancio è stato realizzato un film di 48 secondi in cui i due appaiono come minifigure, caschi compresi, mentre seguono un mattoncino rosso olografico in un deserto, su una colonna sonora costruita su un omaggio a una linea di basso di “Discovery” (2001) e sulla title track di “Human After All” (2005). Lego promette altre iniziative tra musica, cultura e spazi creativi. Non è il primo incontro: le minifigure dei due erano già comparse nel documentario animato “Piece by Piece” di Pharrell (2024), con cui e con Nile Rodgers hanno firmato “Get Lucky”.

Ancora con questi Daft Punk…

Julia Goldin, chief product and marketing officer di Lego, parla di un fascino duraturo condiviso dai due marchi. Che un duo senza volto diventi un giocattolo non sorprende chi leggeva Mixmag nel marzo 2001, quando Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, 26 anni, preparavano “Discovery”, successore di “Homework” (1996), dopo il numero due di “One More Time” a fine 2000. Il punto, già allora, era il controllo.

A 21 anni Bangalter aveva fondato Daft Life, che concede i dischi in licenza a Virgin: marketing e distribuzione alla major, proprietà della musica ai due. “Il business è un modo di controllare ciò che vuoi fare”, spiegava. “Prima di fare musica siamo una casa di produzione indipendente”. I caschi, costruiti a Los Angeles con visiere led programmabili, portavano il messaggio al posto dei volti, e i colori del lettering di “One More Time” erano gli stessi. Sul branding Bangalter era esplicito: “Quando il branding è innovativo, riguarda cambiare il mondo, non fare soldi”. Pete Tong, primo a suonare il singolo nel Regno Unito, notava che i due “controllano il proprio destino”. Il resto del piano stava nel Daft Club, una tessera in ogni copia di “Discovery” per scaricare gratis remix, video e brani inediti, con Napster nel mirino. “Ora tutto uscirà prima sul Daft Club”, diceva Bangalter, convinto che i cd costassero troppo e che comprare dovesse diventare un’esperienza di comunità. Quanto alle maschere, Pedro Winter, 25 anni, tra i collaboratori più stretti, dava la spiegazione più semplice: “Sono timidi”.

E quindi, ancora con questi Daft Punk… ma poteva andarci peggio. Molto peggio

https://www.lego.com/en-us/categories/adults-welcome/article/daft-punk

Riccardo Sada x Sada Says x AD!