Rihanna @ Superbowl. Il canto del cigno dell’ultima popstar

L’ultima popstar (…), Rihanna

Dopo una settimana di polemicucce e canzoncine sanremesi, ecco lei. La divina. L’unica che negli ultimi anni (in realtà solo fino a qualche tempo, perché Rihanna non canta più pezzi nuovi, proprio come Baggio non gioca più nella canzone di Cremonini) mi abbia fatto battere il cuore come un ragazzino arrapato.

Certo, arrapato. Perché il pop è sempre, da sempre e per sempre, anche attrazione fisica. Quella più pura, quella che Dante ebbe per Beatrice… e che un teen ager poteva avere per Tracy Spencer (certo, parlo di me negli anni ’80). Oggi abbiamo Harry Styles o Tananai. Cambia poco. Resta solo l’amore, che cambia e resta lo stesso.

E quindi sì. La divina Rihanna va sul palco con 100 boys per quel rito pacchiano e cretino del Superbo di rosso vestita, con 100 boys bianchi. E io come tanti mi vedo tutto su YouTube. Perché mi ero dimenticato. Preso dalle elezioni, dalle stronzate, dal lavoro.

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Com’è stato questo show? Divino. L’ultima popstar non può sbagliare. Non sa cosa voglia dire sbagliare

Non certo solo perché lei canta bene e tiene il palco anche il pancione. A differenza di quasi tutti, come Vasco o Mick Jagger o Harry Styles o pochissimi altri, Rihnna è il pop rock. Che canti bene è un dettaglio. Non fa mai niente di impossibile. Perché ciò che conta non è stupire, quello lo devono fare i wanna be e i virtuosi. Come mai i cialtroni hanno bisogno di cantare bene invece di essere la musica. Come dice Bono degli U2, per essere grandi non bisogna essere “molti bravi”. Rihanna, l’ultima imperatrice del pop, regina decadente e immensa, non lo fa. Le regole le segue tutte. Perché le fa.

Si dimena a tempo, manco senza sudare troppo, con una band strepitosa, con delle coriste che hanno proprio il suo timbro, con delle coreografie che andrebbero imparate a scuola per l’effetto che hanno, con quegli “altari” che salgono su… e a me ricordano il parlamento dei più recenti episodi di Star Wars (fllm e serie tv), quando l’impero è fortissimo e ribellarsi è impossibile. E che dire dei costumi? Essenziali, sempre uguali.

Ci voleva Rihanna a far capire che una giovane donna incinta che sta bene può fare più o meno tutto se sta bene? Visto il clamore della cosa, forse sì. E chi se ne frega. Personalmente, mi preme più il pop. E tutta la faccenda dell’ultima popstar.

E ci voleva Rihanna, immensa come guadagni nel fashion system, per farci capire che il pop oggi è uno stagno ridicolmente piccolo per le star come lei.

Per questo non fa più nuovi dischi o quasi. Fa la moda, guadagna di più. E’ una fine triste per l’industria musicale così come la conoscevamo fino al 2000? Forse sì. Perché oggi abbiamo un sacco di “piccole star” come i Maneskin, che riempono “solo” San Siro. Ma Rihanna c’è ancora e ricordarci quel che fu. E che per un bel po’, tra nicchie e nicchiette, non sarà mai.

Rihanna sta su, come un’imperatrice e poi scende. Si gode solo a sentirla parlare, con quel tono di voce così sexy. Vi lascio qui sotto pure l’intervista.

Quel che vi dovevo dire sull’ultima popstar Rihanna (che oggi incassa con la moda, perché il pop è troppo piccolo per lei) ve l’ho detto. Vi lascio con una riflessione pubblicata da un nuovo giornale, InveXtra News.

“Lift Me Up”, interpretata per il film “Black Panther: Wakanda Forever”, è un’eccezione. Rihanna non pubblica un disco dal 2016, quando era la più importante popstar mondiale e non fa concerti da allora, ovvero da 9 anni circa. Oggi che il mondo della musica gira soprattutto intorno a colleghe come Dua Lipa e Taylor Swift, lei non se risente. Affatto. Si permette di rimandare ancora il nuovo tour, inventandosi ogni giorno una scusa diversa. La più recente è una performance di qualche minuto durante l’intervallo del Superbowl, una faccenda che una popstar come lei sarebbe capace di preparare in un weekend.

Rihanna ha scelto moda. Abiti, make up, profumi (…) sono ancora dannatamente fisici. Vedremo cosa succederà nel metaverso: per ora su ogni prodotto, venduto online o nei negozi, c’è un bel margine su cui incassare. Il music business, da quando è diventato liquido ovvero digitale e le canzoni sono disponibili gratis o quasi ovunque, spesso funziona. Ma è troppo piccolo per lei.

Amata per lo stile da Vogue (che l’ha recentemente definita “l’ultima grande ribelle” per un pettinatura a base di trecce ‘incompiute’), celebrata da Forbes per il suo potere (al 73esimo posto delle 100 donne più potenti del mondo, sarebbe la più giovane miliardaria statunitense), Rihanna è ovviamente un sex symbol. Sarebbe stato impossibile il contrario. Ha sempre saputo però comunicare la sua immagine in modo personale: già diversi anni fa, su Instagram, la piattaforma da sempre più patinata, pubblicava decine e decine di foto senza trucco, per capire che le dive non esistono se non nei sogni… o negli incubi.

A livello di incassi quotidiani, la vita di Rihanna è senz’altro un sogno.

I suoi fashion brand Savage X Fenty e Fenty Beauty (ne possiede il 50%, il resto è del colosso LVMH, che gestisce marchi di lusso come Louis Vuitton, Dior Bulgari, Moët & Chandon, etc) volano alto. E quando si sta a tale livello, passare la giornata in studio a cercare di interpretare nel modo giusto proprio quella nota diventa difficile. O forse controproducente. Se il nuovo album non diventasse la solita miniera di hit, forse si abbasserebbe il valore di tutto l’impero. Molto meglio rimandare ancora un po’, almeno fino alla prossima collezione.

Lorenzo Tiezzi x AllaDisco

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