Viviamo tempi in cui la poesia è lontana anni luce, ma tutti hanno paura di scrivere male. Non idiozie ben scritte, che sarebbe paura logica. No, vogliamo scrivere in modo corretto, il che è terribile, perché niente di davvero importante fu forse scritto in modo corretto. Se è corretto, raramente non irrrita, raramente non è rivoluzionario. Raramente è degno dell’eternità ciò che non sembra troppo semplice o urticante. Come una poesia che dimentica la grammatica, un quadro impressonista o i Daft Punk (sia gli impressionsiti, sia il gruppo francese presero il nome da ‘offese’, chi li offendeva è ‘morto’, loro sono eterni).
Esce Sara Trovato “501 Quiz sulla ingua italiana” (Newton Compton). Magari me lo compro.
Ben venga questo libro, sarà senz’altro più veloce e divertente del modo in cui viene troppo spesso insegnato l’italiano. Queste piffero di regole ci saranno pure, ma non è questo il punto. Sopratutto con una T l’ho scritto per decenni, dalle elementari fino all’università, senza che mi venisse, evidentemente, corretto. Ho preso diversi 9 in italiano e 30 all’Università. Non è certo un errore grave o terribile. La lingua cambia.
Tanti altri errori lo sono, terribili, errori di poca conoscenza della lingua… o meglio, poca abitudine allo scrivere. Anche in questo caso, però, come quasi sempre in Italia, si ha paura e si vuole regolare tutto, come accade con l’AI (che altrove è libera e viene usata bene), mentre si dovrebbe far scrivere di più insegnando l’ABC della materia. Non teorie inutili.
Le regolette si imparano alle elementari e alle medie, per poi scrivere solo messaggini… che comunque sono importanti. Non si è mai scritto tanto come oggi, nella storia dell’umanità, grazie ai social e WhatsApp. Ma l’ansia a scrivere “corretto”‘ è cretina.
Per imparare a leggere e scrivere davvero dovremmo nutrirci di poesia. E chissà perché la forma d’arte più popolare al mondo sono le canzoni, piccole poesie, a volte.
Se scrivo qual’è con apostrofo e mi faccio davvero capire, se scrivo in modo facile da leggere e accattivante, non ci sono problemi reali. Il problema è che molti, anche a scuola, insegnano l’italiano partendo da regole e che chi scrive davvero per mestiere ogni giorno (come il sottoscritto) manco sa, forse perché le ha “interiorizzate”. Più probabilmente perché non esistono.
Scrivere è bellissimo, leggere ancora meglio, le regole servono (soprattutto per) essere distrutte da chi le ha imparate tutte e s’è scocciato. Ma siamo nel paese di “Accademie delle Crusche” e dei “Conservatori”… che noia. Perché Dante e Verdi furono rivoluzionari, siamolo pure noi, accidenti, ognuno al suo livello. Piuttosto basso il mio.
Scrivere, per quasi tutti, non per me che lo faccio H24 (purtroppo o per fortuna), deve essere come parlare una lingua straniera. Bisogna buttarsi e dire (scrivere) proprio quello che ti viene in mente, poi tutt’al più correggi. E’ sempre meglio che tacere.
Se pensi alla correttezza della lingua, sarai correttissimo e illeggibile. Buttarsi e poi vedere come va. Di solito va male, ma se Manzoni riscrisse ennesime volte i Promessi Sposi, abbiamo il diritto di scrivere ‘male’. Cose non troppo sceme, sia chiaro.
Ognuno, ad un livello non professionale, non può che scrivere a modo suo, come ognuno di noi parla a suo modo. Solo i ghost writer possono farlo scrivendo come qualcun altro, perché dotati di grande (e totalmente inutile) tecnica. A me ad esempio, in famiglia, viene sempre rimproverato di fare continuamente domande retoriche. Non posso farci niente: essendo un sociologo mancato, vedo che quasi sempre, ad ogni livello, si discute con sicumera senza sapere l’ABC della materia… e quindi lo dico, a modo mio, facendo inutili domande.
Scrivere in modo comprensibile è facilissimo, oggi che studiamo fin troppo l’italiano. Smettiamo di studiarlo e inchiniamoci all’unica e sola massima forma di ogni, la poesia.
Oggi è dimenticata. La poesia è densità. Chi scrive frasi come «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi», «Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale /// e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino» o «Balaustrata di brezza per appoggiare stasera la mia malinconia» scrive in italano.
Noi umani balbettiamo e mentre lo facciamo ci soffermiamo su ortografia e grammatica.
Viviamo tempi difficili, la lingua però è salva. E’ pronta a essere distrutta dalla prossima generazione di poeti, che arriverà non appena ci estingueremo. Si spera prestissimo. Io mi sto già estinguendo, con un certo stile però.
(Lorenzo Tiezzi)