Social Media Trends, ovvero come cambiano i social? E stai a vedere che non tutto è cretino, sui social… E ovviamente i social media sono i nuovi media, ma non del tutto. Ricordiamoci anche anche oggi il 71% delle persone si informa con la tv e non con i social. Io sono Lorenzo Tiezzi, quello che manda avanti la scalcagnata ma divertente baracca di AD! Alladiscoteca.com.
Chris Kastenholz, CEO di Pulse Advertising – network internazionale presente in 11 Paesi specializzato in social media consultancy e social commerce, con sede anche a Milano – ha presentato in un webinar i trend 2026 che domineranno la fruizione dei social media nella vita online e offline degli utenti.
In un mare di str*nz… amenità, ops, queste tendenze mi sono sembrate molto interessanti. E quindi faccio un bel copia e incolla (ragionato) per farle leggere anche agli appassionati lettori di AD! Alladiscoteca (appassionati di che? Boh). Faccio un ricco copia incolla con un po’ di miei interventi in azzurro.
L’osservato speciale è la Gen Z (nati tra 1997 e 2012), prima generazione “nativa digitale”
abituata a un mondo connesso e multicanale. Secondo i dati Pulse Advertising, trascorre il 50% del proprio tempo online senza distinzione tra vita digitale e reale.
Kastenholz sintetizza in 10 punti chiave cosa cambierà nella relazione tra utenti, social media e contenuti, frutto di un’analisi approfondita sui comportamenti di persone, content creator, aziende e piattaforme social.
1. HERITAGE VS HUMAN: STORICO NON SIGNIFICA DEGNO DI FIDUCIA, il primo dei social media trends
Il 71% della Gen Z pensa che i brand non li capiscano, pur rappresentando il 40% dei
consumatori globali. Risultato? I colossi storici e più tradizionali sono in difficoltà mentre i brand fondati dai creator decollano. Nel beauty, Rhode (lanciato nel 2022) e Rare Beauty crescono a doppia cifra. In Italia, VeraLab di Cristina Fogazzi e Clio Make-Up dimostrano che l’autenticità batte l’heritage.
2. CREATOR VS PUBBLICITÀ TRADIZIONALE: IL ROI PARLA CHIARO
I costi delle collaborazioni con content creator sono aumentati di 20 volte dal 2014, ma il ritorno sull’investimento è salito vertiginosamente: +53% di click-through rate (utenti che cliccano su un link rispetto al totale delle visualizzazioni) e -19% sul costo di acquisizione cliente rispetto alla pubblicità tradizionale. Non più megafoni a pagamento: i creator sono co-creatori di valore, autori di contenuti originali,ambasciatori autentici che si guadagnano la fiducia degli utenti.
Intervengo con un commentino: Social Media Trends OK, ma il 19% di differenza è su cosa? Se un brand vuole essere presente nella realtà e non solo sui social, mica posso pubblicizzarlo solo sui social. Taffo, per dire, fa anche i manifesti (pur brutti, come dice il loro geniale Social Media Manager Riccardo Kir)
3. HOST VS POST: I CREATOR ESCONO DALLO SMARTPHONE… eccoci con i Social Media Trends
Podcast live in teatro, attivazioni in flagship store, convention tematiche: gli utenti si aspettano che i creator abbiano una vita professionale attiva dentro e fuori dal digitale. La capacità di Influenza va oltre lo smartphone e deve diventare vita vera e comunicazione autentica. Esempi italiani: Tintoria e Porecast portano i podcast dal digitale ai teatri.
Giusto, ma quanti sono i brand che nascono sui social e diventano TOP anche fuori? Ferragni ed Antico Vinaio esclusiv (che poi L’Antico Vinaio è diventato tale grazie a Tripadvisor, mica solo Instagram)
4. INSEGNAMI VS INTRATTIENIMI: L’EDU-TAINMENT È MEMORABILITÀ
Stanche di contenuti troppo leggeri, le persone cercano contenuti utili che permettano di sviluppare competenze. I social media sono diventati motori di ricerca: gli utenti ricercano, fruiscono e salvano sempre più contenuti educativi. Poco importa se si tratta di come pelare creativamente una carota o ripassare un concetto matematico: vince chi trasferisce valore. In Italia, i contenuti di Ginecologa Calcagni in tema di salute sessuale sono un esempio virtuoso.
Altra tendenza: ci piacciono molto i contenuti che ci fanno sentire in colpa. Riccardo Kir per Taffo ha appena pubblicato un post in cui dice: tu ti diverti a parlare dei bimbi nel bosco a Palmoli e di quel tizio beccato ad impersonare la madre per rubare la pensione. Ma le guerre Russia – Ucraina e Israele – Palestina continuano, anzi a Gaza ora si muore di fame e freddo. Ci piace sentirci in colpa. Patagonia docet. Oltre che essere pessimisti e lamentarci.
5. REAL VS PERFECT: I VALORI BATTONO L’ESTETICA… Social Media Trends, sicuri sicuri?
Basta campagne patinate con musichette accattivanti. Basta contenuti “robotici” generati dalla AI. Le persone sono sempre più attratte e spinte a spendere se si riconoscono nei valori promossi da un marchio. Pretendono brand attivi e attivisti con valori chiari e coerenti nel tempo. La saturazione da AI, premia oggi i marchi e i profili che mostrano il tocco “artigianale”. Le aziende sui social media sono chiamate ad evidenziare la presenza della mano umana dietro ciò che fanno, per costruire fiducia e distinguersi. Esempi come MAC Cosmetics (500 milioni donati all’HIV/AIDS) o Adidas nell’era post-Yeezy. Vince chi comprende che il purpose aziendale non è optional. Vince chi propone la realtà, non la perfezione.
Qui non sono d’accordo su molto. La beneficenza di per sé non serve proprio a nulla, anche perché poi chi sa davvero che adidas è diventata buona? E’ che Nike è in crisi. E la AI è in quasi tutti gli spot, solo che è ben usata, mixata con la realtà. E’ vero, sui social, funziona invece oggi un po’ la sobrietà. E’ passata la sbornia Ferragni.
6. DARK SOCIAL: L’80% DELLE CONDIVISIONI È INVISIBILE
Messaggi privati, chat di gruppo, WhatsApp, Discord: l’80% delle condivisioni Gen Z avviene nel “dark social”, invisibile alle metriche tradizionali. Il contatto con un’intera generazione si gioca conoscendone le regole: marchi e creator devono presidiare e dialogare con gli utenti usando lo stesso linguaggio.
7. CONTENUTI PER IL CONSUMO MULTITASKING: LA MULTI-SCREEN ERA
La Gen Z fruisce di 2-3 contenuti contemporaneamente attraverso il multitasking digitale: video guardati senza audio, videopodcast YouTube ascoltati mentre si scorre Instagram, Netflix in sottofondo durante l’interazione sui social. Questa frammentazione dell’attenzione sta rivoluzionando la produzione: vincono contenuti fruibili in sottofondo e formati ludici interattivi che trasformano l’ascolto passivo in partecipazione attiva. Le meccaniche di gioco innescano circoli di gratificazione che trattengono l’utente: generano tempi di visione più lunghi e un ricordo più forte del profilo. I contenuti giocosi, interattivi basati su abilità coinvolgono profondamente l’utente e aumentano l’efficacia della comunicazione.
Vero, lo faccio anche io di vedere o ascoltare 2 / 3 cose insieme, quando NON mi colpiscono. Se invece vanno dritte al punto come il bellissimo podcast di James Corden, This Life of Mine. Piacevole e facile da seguire perché incentrato sulla vita delle star, ha una struttura libera ma ripetitiva, ovvero ogni intervistato raccontare da un luogo, da una cosa che possiede, una canzone, etc. E Corden è semplicemente il miglior intervistatore al mondo, oggi. Sensibile e dolce e vip pure lui. Veramente fantastico. Credo ci sia anche un’altra tendenza, nei podcast e non solo: dare attenzione alla parola. Il sottofondo musicale se non bassissimo ha rotto le scatole.
8. SERIALITÀ: CREARE APPUNTAMENTI RICORRENTI FIDELIZZA
Creare un appuntamento fisso significa fidelizzare gli utenti. Lo storytelling a episodi entra nella vita delle persone e rimane a lungo. Lontani i tempi del contenuto virale one-shot: oggi funzionano podcast a puntate, newsletter periodiche, serie che partono da una piattaforma (streaming, Substack, Spotify) per irradiarsi sui social o viceversa. Casi italiani: BSMT di Gianluca Gazzoli e la newsletter “Digital Journalism” di Francesco Oggiano.
9. EVERYWHERE VS SOMEWHERE: L’UTENTE VIAGGIA TRA I CANALI
L’utente viaggia tra diversi canali contemporaneamente, on e offline, contaminando la vita reale con contenuti digitali e viceversa. I contenuti devono seguire lo stesso percorso: viaggiare dentro e fuori lo smartphone senza soluzione di continuità, adattando linguaggio e formato al medium.
10. GOD SAVE THE AI (MA NON TROPPO)
Grazie all’intelligenza artificiale di TikTok Symphony e Meta Live Translations, i social abbattono le barriere linguistiche permettendo produzione centralizzata con rilevanza regionale. Ma attenzione: l’AI accelera, non sostituisce. I content creator e i professionisti della comunicazione, come esseri umani, rimangono determinanti per la comprensione del contesto culturale e per garantire autenticità.
Nella foto il mitico Fabrizio Brienza x Tacchini