Il cinema sta proprio bene.
Alla faccia dei soliti profeti di sventura, che celebravano già negli anni ’60 la scomparsa delle sale da concerto (Glenn Gould, il pianista mito, asociale, lo faceva), il cimema sta benissimo.
Le sere TV, come stanno? Boh. Piacciono, certo, ma siccome dopo il Covid l’uomo occidentale medio ha ripreso ad uscire di casa per fare cose non troppo impegnative (tipo concerti e il cinema, appunto), ecco che uscire per andare in sala piace di nuovo. Il cinema è perfetto per gli over 50 e gli over 50 sono quasi tutti gli italiani.
Zalone batte ogni record a Natale, Sorrentino fa un film ogni piè sospinto…
ed escono film bellissimi come Gloria! di Margherita Vicario (ancora per un po’ gratis su Raiplay) che mi sono visto due volte a distanza di pochi giorni. E’ un film sulla musica, anzi su come la musica non curi e non guarisca, però quando sei davvero nella melma lei c’è. Paolo Rossi è monumentale, la colonna sonora divina e folle. C’è un pianoforte, c’è Venezia che non si ede mai e ci sono tante donne. Le protagonista del film sono loro, la musica è solo un mezzo Che film. C’è pure Elio che dice 3 parole in tutto il film eppure è perfetto. Voto 10 e di dare 10 e lode non se ne parla. La lode non serve mai.
Che dire de “La grazia” di Sorrentino? Il film è lento, volutamente piccolo e fermo sul protagonista, un Presidentissimo della Repubblica in crisi di identità e depresso. Siamo tutto un po’ depressi. Sorrentino è sempre un regista molto sonoro e musicale, c’è molta elettronica, un tema quasi classico (Sakamoto, credo) che si sente poche volte ma quando si sente, funziona. E’ un film molto borghese ed elegante, con un’unica scena con gente e facce normali, ovviamente nel parlatorio di un carcere. E’ un film piccolo (l’ho già detto, lo ripeto) imperfetto e bellissimo. E’ anche un film sulla vera amicizia, che come tutti sappiamo confina con la sopportazione. Con poche ma dense parolacce. Voto 8+ perché dare un meno sarebbe folle. Dissento solo sulla mattina (le anteprime solo la mattina), mattina che non è più graziosa della notte di Roma a cui Sorrentino dedicò il suo capolavoro, “La grande bellezza”.
Un’aggiunta, ad articolo già scritto il 29/12, il 30/12/25. Perché soprattutto in Italia oggi, la fantasia del film diventa in qualche modo realtà. O farsa? C’è la figlia di Mattarella sulla copertina di Vogue Italia gennaio 2026. First Lady o First Daughter che conta. Sorrentino comanda il mondo. La realtà che diventa una fiaba? Oppure è una farsa? E viceversa. Vogue che diventa metro della nostra vita in ciò che conta davvero oggi in Italia, lo stile e ovviamente il potere.Esercitare il potere con stile è ciò che conta. Il font usato in cover su Vogue per Laura mattarella è analogo a quello con cui si chiude il film con la scritta: La Grazia.

La farsa del potere che il cinema racconta è ben raccontata, ma è una tragedia.
Il potere che è famiglia e va esercitato nel giusto modo con il giusto abito, stile Vogue, ed il popolo è contento. I politici ci piacciono, in fondo, li consideriamo dei vincenti come gli sportivi. Sono dei veri personaggi. Gli attori, diciamo che sopravvivono. Tutto ciò che è social? ORRORE e commercio. Il potere è anti-social e quindi bellissimo. E poi, nella finzione il Presidente non si abbassa a fare ciò che succede nella realtà, a livello di presenza sui media. Il film è borghesissimo e a tratti troppo lento, un esercizio di stile sulla vita che Sorrentino, vip, conosce. Quindi riesce.
L’Italia, invece, bambini miei, è finita. Sarebbe bello, non lasciarla andare in piace, ma combattere per la nostra dignità. Non lo faremo. Ognuno per sé.
Che bello, però, il cinema. Non è in crisi, il cinema. Cambia, oggi è soprattutto film di qualità non quantità. La quantità sono i videogame, la pop music e le serie tv.
L’ultimo di Zalone ve lo lascio e lo vedrò in tv ma sicuramente Zalone è un ottimo comico ed un critico non troppo severo della nostra società. E’ il Monicelli che ci meritiamo oggi.
Ho invece visto, due in tv ed uno al cinema, diversi bei film. “ll Maestro” con Favino di Di Stefano, la coppia dello splendido “L’ultima notte d’Amore” lo lascio in sospeso. Anzi qualche tempo dopo averlo visto posso dire che mi ha deluso non poco. Mi aspettavo molto di più. Ben mi sta. Come mi disse un critico, bisogna innamorarsi deil film e non dei registi. Bisognerebbe dargli almeno 6 e mezzo, ma gli do 6—-, anzi 5/6 che si poteva fare qualcosa di più. O forse no.
Arrivo a Jay Kelly di Noah Baumbach, con il mitico Clooney qui in stato di grazia che interpreta, sembra, se stesso, ovvero un attore di mezza età che non ha niente che non sia essere una star del cinema. Bellissimo il ruolo nel film dell’entourage dell’attore, lo dice uno che ha sempre fatto parte dell’entourage delle star, ovvero non ha mai lavorato per loro, ma per il loro lavoro: la magia. Voto 8. Lo trovate su Netflix.
(Lorenzo Tiezzi x AD!)