Lindsey Vonn, l’atleta perfetta

L’atleta va.

Mentre noi, ben seduti sulle nostre banali esistenze, dividiamo tra vincenti e perdenti,

Mentre noi separiamo, lo ripeto, gli sconfitti dai vincitori, le medaglie dalle occasioni perse,

Mentre noi, piccoli e inutili, paghiamo il biglietto non per tifare tutti, ma spesso per fischiare, chi per chissà quale motivo ci sta antipatico, oppure peggio,

L’atleta va.

Sono semplici, gli atleti. Sanno che l’unica cosa che conterebbe è la loro vittoria, ma una vittoria dipende da mille fattori imponderabili. In slalomo speciale inforcare è normale, devi andare a tutta. In discesa andare a tutta e farsi male è normale. Vai giù a tutta e basta.

Vai e torni, come Lindsey Vonn. Perché lo sport è molto più facile della vita. Non lo dicono quando vinci, lo capisci. L’ha detto Nino Benvenuti, campione e pugile.

Se l’atleta cade, non cade davvero. Volerà per sempre. Solo gli appassionati di brutture attendono la caduta e si perdono l’eternità. Siete dei poveri scemi.

Siete di quelli che di Lindsey guardate i biondi capelli e la bellezza, che in realtà contano solo perché fanno andar forte. Di belle ce ne son tante, di Lindsay che torna col crociato rotto, una sola. E se non riesce non conta. La lotta, signora mia, la lotta.

La vittoria e la sconfitta sono temporanee. La lotta no. E’ quella che conta, come diceva Churchill.

Perché tu, l’atleta, sei un semi Dio, sei fortunato, tu ti alleni tanto ma poi puoi rischiare. Quasi tutto il resto del mondo può limitarsi a guardare.

Quando non c’è la benché minima speranza di arrivare in fondo, una buona posizione, è lì che l’atleta va. Misurandosi con altri atleti, semi dei come lui.

Quando è tutto perduto, spinge di più. La realtà è faccenda così banale.

Si gode ogni istante, e ha già vinto quando si presenta in gara, al cancelletto di partenza, fisco di inizio.

Perché tutto quello che c’era da fare lo devi fare prima, la gara è un inutile dettaglio.

Inutile dettaglio, certo.

La vittoria è un dettaglio, per chi dà tutto e poi ancora e poi ancora.

L’eternità di un istante vissuto, in cui il mondo non esiste.

Perché il mondo non conta niente, il successo serve solo agli sponsor e al sistema. 

L’atleta va e a noi piccoli spettatori non resta che goderci lo spettacolo. 

Siamo piccoli, siamo inutili, siamo fortunati. 

I sogni si vedono anche da lontano e non finiscono mai. 

(Lorenzo Tiezzi)