Cosa accomuna Sara Curtis e Larissa Iapichino, simbolo dell’Italia dello sport che vince?
Che bella domanda che è questa, innanzitutto. Che bello dimenticare il calcio dell’arabo allenatore Macini (tornato per “amore”, dopo essersene andato per soldi) e dell’eterno & inamovibile dirigente Malagò, from Circolo Aniene. Che bello fottersene altamente del triste campionato di calcio itagliano con la g che sta ricominciando, con i suoi soldi a palate, con la le polemiche sugli arbitri.
Che sogno godere con lo sport vero, fatto di ragazze, ragazze e allenatori che si fanno un bip così per cifre umane, non per i soldi assurdi del calcio. Tra l’altro, molto spesso atleti e allenatori sono supportati dalle nostre Forze Armate. Non è un sistema, quello in cui gli atleti sono militari, che mi convinca del tutto, ma è un sistema che sta funzionando. Forse dovremmo tenerlo così.
Forse tutto lo stato dovrebbe tornare ad essere Stato con la maiuscola. E funzionare come la squadra italiana di marcia, il più umile degli sport. Quello in cui vinciamo sempre noi, perché ci facciamo più bip degli altri. Perchè non siamo i migliori a parole, siamo i migliori in allenamento e andiamo a ritirare le medaglie in gara (è un detto del canottaggio).
E’ stato un sogno, questa santa settimana di Europei di Nuoto e di Atletica. Ma ora è finita. Ecco perché sono un po’ malinconico. Nessuno ha festeggiato per le strade con le bandiere e avremmo dovuto. Dobbiamo ancora crescere, come cultura sportiva. Oppure l’esaltazione cretina dello sport / calcio è cretina e basta? Boh. Non lo so.
So che sono ancora emozionato come un bambino. L’ultima medaglia d’oro, quella della 4 x 400, all’ultimo istante, contro i britannici, capitanata da Edo Scotti (a cui ho scritto su Instagram per incoraggiarlo dopo una brutta gara, è stata un sogno). E i sogni durano per sempre. Mohammed Alì diceva che sul ring soffri, ma poi quella sofferenza ti aiuta a vivere bene per tutta la vita. Boh.
E’ stata una settimana magica, in cui mi sono goduto sia le batterie la mattina, sia le finali la sera… con altre due donne perfette, uniche, perfettamente comprensibili nella loro magica prestazione in gare lunghe: parlo ovviamente di Simona Quadarella e Nadia Batocletti. Da ex maestro di nuoto (e i maestri non sono mai ex), dico che il suo stile libero, quello di Simona, è perfetto: possiamo imitarlo tutti. Quello di Sara Curtis, che tra l’altro non è ancora perfetto come il dorso dove è già primatista mondiale (mi sembra che svolazzi un po’ quando ha le mani fuori dall’acqua, OK che conta poco, ma un po’ conta) è per alieni.
Non possiamo neppure sognare di fare quelle virate e quelle subacquee, come fanno Sara e il francese Marchand. Non possiamo avere la frequenza bassa da sogno di Ceccon, che è andato “male” solo perché ha sperimentato facendo 14 gare. La leggerezza di Simona possiamo imitarla, dobbiamo immitarla, nuotando di braccia, senza strappare, con i nostri leggeri piedini… chiaramente se la copiamo non arriviamo manco al 50% di quello che fa lei, ma è così che si nuota.
Bene, dopo questa digressione tecnico / politico / sociale e non certo social (come vedete chi scrive qui vola basso), torniamo alla domanda iniziale, che in fondo è cretina.
Cosa accomuna Sara Curtis e Larissa Iapichino, simbolo dell’Italia dello sport che vince?
No, non è il fatto che sono, italiane al 100% ma nere. E’ una cosa molto comune. Se la prima cosa che ci viene in mente è quella, è perché siamo probabilmente vecchi, over 50 come me. Oggi i ragazzi italiani, per strada, non hanno sempre la pelle bianca. La nostra nazione, in grave difficoltà demografica, sta un po’ in piedi grazie all’immigrazione… e alla voglia di emergere e far bene di quasi tutti gli immigrati. Nello sport sono più che per la strada, perché gli africani vanno molto bene in quasi tutti gli sport… e perché lo sport è una livella.
Se non ti impegni non vinci, nello sport. Il talento va coltivato. Non basta allenarsi, ma se non ti alleni, non vinci. Maradona nel calcio si era allenato così tanto da bambino da fare cose impossibili per gli altri che vinse lo stesso. Chi dice che non si allenava non sa quello che dice (e comunque ha vinto meno di Messi).
Quello che accomuna Sara e Larissa è un talento straordinario unito a un impegno totale e costante in quello che fanno. Tutto qui. Solo questo.
Sara è un’atleta ancora molto giovane, che agli Europei ha dato il 120%. E’ una dura, ma quando sorride si capisce che è pure dolce, nella vita vera. Nello sport, figurati. Macina anche i sassi. Larissa è invece già matura, qualcosa l’ha sbagliato in carriera. Ha imparato a concentrarsi, come solo chi fa salti e lanci deve fare perché la prestazione dura un istante, ma va ripetuta diverse volte, perfetta, nelle gare. Sara in gara può sfogarsi, Larissa no. In corsia, nuoti contro i tuoi avversari, a volte li vedi pure, nuoti più piano e li superi in virata. Se salti, non lo fai nello stesso momento. Sei solo con te stesso, prima e durante la gara.
Solo dopo ti abbracci, prima di tutto con i tuoi avversasi. Sono loro, prima di tutto loro, a capire cosa si sente. Noi siamo solo spettatori. L’abbraccio tra Larissa e le altre partecipanti alla finale del lungo è stato commovente. La tedesca Malaika Mihambo, già Oro e Argento alle Olimpiadi e pure ai Mondiali, non riusciva a convincersi di essere arrivata ‘solo’ quinta. Era contenta per le colleghe e voleva pure piangere…
Che bello lo sport, anche solo da guardare.Che bello lo sport, se sapessi vivere un po’ di più la vita con l’atteggiamento di chi si allena e poi gareggia e guarda al percorso, non alle medaglie. Fosse solo un po’ meno difficile.
Lorenzo Tiezzi
NELLA FOTO: ANITA GASTALDI, SARA CURTIS, LISA ANGIOLINI, EMMA VIRGINIA MENICUCCI (DBM)