1STEP, il vinile a un solo respiro dal master

Nel mondo dell’audiofilia il concetto di purezza del segnale non è mai stato un dettaglio secondario ed è proprio da questa ossessione che nasce il processo 1STEP, oggi tra le tecniche di pressaggio più discusse e ricercate dai collezionisti di vinili di fascia alta.

Attenzione, contenuto per audiofili by Riccardo Sada x Sada Says… parliamo di 1STEP

Per capire perché questo metodo venga considerato una svolta occorre prima ripercorrere il funzionamento della stampa tradizionale, quella che ancora oggi produce la stragrande maggioranza dei dischi in circolazione. Il sistema classico si basa su un percorso a più fasi che parte dalla lacca madre, ottenuta incidendo direttamente l’audio masterizzato, per proseguire con la creazione del cosiddetto padre, una copia metallica negativa ricavata dalla lacca, e della madre, una copia positiva ottenuta a sua volta dal padre. Da quest’ultima si ricavano infine gli stampi utilizzati per la pressatura vera e propria, un processo pensato per garantire produzioni su larga scala ma che comporta, generazione dopo generazione, una perdita microscopica ma reale di fedeltà, oltre a piccole inconsistenze e a un rumore di fondo che tende ad accumularsi.

Il metodo 1STEP interviene proprio su questo punto, semplificando drasticamente l’intero percorso ed eliminando due generazioni di trasferimento. La lacca madre viene incisa direttamente dal master analogico originale o da un file digitale ad alta risoluzione, dopodiché uno stampo metallico unico viene ricavato immediatamente da quella lacca e utilizzato da subito per la pressatura dei dischi, saltando completamente le fasi del padre e della madre.

Un solo passaggio, appunto, tra lo studio di registrazione e il solco che la puntina andrà poi a leggere sul giradischi di casa. I benefici sonori di questa scelta produttiva non sono affatto teorici, ma percepibili con chiarezza anche da un ascolto non estremamente allenato. Meno generazioni di trasferimento significano innanzitutto meno perdita di dettaglio, con voci più naturali, texture strumentali più ricche, alti più cristallini e bassi più profondi e definiti. A questo si aggiunge un rumore di fondo sensibilmente più basso, che lascia respirare gli strumenti e permette di percepire sfumature ambientali e micro dettagli spesso mascherati nelle pressature standard.

Anche la fedeltà del solco ne beneficia in modo evidente, in particolare nella zona centrale del disco, dove nei dischi tradizionali la distorsione tende solitamente ad aumentare proprio a causa dell’accumulo di generazioni intermedie. Non va sottovalutato, infine, l’effetto sulla dinamica complessiva dell’ascolto, con pianissimo più delicati e crescendo più esplosivi, capaci di restituire quella sensazione di presenza dal vivo tanto cercata dagli appassionati di alta fedeltà. Il rovescio della medaglia di tutto questo è rappresentato dalla fragilità intrinseca del processo. La lacca originale, infatti, non sopravvive alla creazione dello stampo metallico, e quest’ultimo si consuma piuttosto rapidamente, garantendo in media solo alcune migliaia di copie prima di iniziare a perdere qualità sonora.

Proprio per questo motivo le edizioni realizzate con il metodo 1STEP restano tirature strettamente limitate, comprese solitamente tra le mille e le settemila copie a livello mondiale, senza alcuna possibilità di ristampa una volta esaurito lo stampo disponibile.

Una scarsità che, unita alla qualità sonora superiore, rende questi dischi particolarmente ambiti nel mercato del collezionismo. Etichette come Impex Records hanno fatto di questa filosofia produttiva

un vero e proprio tratto distintivo, affidando il taglio delle lacche a ingegneri del calibro di Bernie Grundman e affiancando al processo un compound in vinile ad altissima silenziosità, pressature da 180 o 200 grammi realizzate in impianti di riferimento come RTI o Record Industry, e confezioni deluxe con copertine tip-on, inserti dedicati ed edizioni numerate singolarmente.

Il risultato finale non è semplicemente un disco da ascoltare, ma un vero e proprio artefatto sonoro, pensato per chi nella musica cerca la stessa emozione e la stessa presenza fisica di un’esecuzione dal vivo.

Non a caso, i titoli selezionati per il trattamento 1STEP vengono scelti con estrema cura, privilegiando album di rilevanza storica e musicale capaci di giustificare un simile livello di attenzione produttiva. Per chi riesce a percepire lo scintillio di un piatto sfiorato con le bacchette, il decadimento naturale di un accordo di pianoforte o la tensione silenziosa di una pausa vocale, il 1STEP rappresenta oggi lo standard più alto raggiungibile su supporto fisico, l’investimento più vicino possibile a possedere, letteralmente, un frammento della performance originale.

Riccardo Sada x Sada Says