Franco Battiato - AllaDiscoteca

Ciao Franco, elettronico ed eterno

Lorenzo Tiezzi racconta il suo rapporto d’amore con la musica di Franco Battiato, che oggi se ne è andato. Battiato muore. La sua musica, elettronica, invece durerà in eterno.

Ero in quarta o quinta elementare, caro Franco, e passavo le ore ad ascoltare “La voce del padrone”, l’album che ti ha consacrato star assoluta del pop italiano.

Ancora oggi, decenni dopo, se penso alla perfezione del pop elettronico, quello che mette insieme ricerca, immediatezza, melodia e follia, penso a “Summer on a solitary beach”, la canzone che apre il disco e che per me resterà. Sempre.

Tu e il tuo arrangiatore Giusto Pio siete riusciti a creare un capolavoro, mettendo insieme l’energia del post punk con il trattamento vocale elettronico sperimentale, con la canzone italiana. Il giro di basso, che spesso si mescola all’organo, vale da solo 150 hit trap, da dj, da ballare.

E poi la tua voce, caro Franco Battiato, qui dolcissima (con il controcanto del piano) che lascia spazio al sax e ai fiati che arrivano e si mescolano col synth e gli archi. Gli archi di Giusto Pio.

Li ascoltavo e sapevo già, Franco, che non avrei mai ascoltato roba così. E infatti è successo. Eppure ho lavorato con Riccardo Chailly e Carlo Maria Giulini. Mica robetta. Eppure quell’immediatezza, quell’efficacia semplice e perfetta, barocca e pop

Un pezzo così vale una vita. Ero bambino e mi piaceva. Sono adulto e mi piace. Sto invecchiando e resterà sempre il mio riferimento.

Ah già, dimenticavo. Abbiamo pure lavorato insieme. Anzi, ho lavorato un pochino per te. Per qualche istante.

Venisti all’Auditorium di Milano, dove facevo il direttore di palco, a registrare gli archi con l’Orchestra Verdi per “Il Cuoco di Salò” di De Gregori, perché curavi la produzione di quel brano.

All’Auditorium, caro Battiato, registraste anche la voce di De Gregori.

Ero solo sul palco, mentre De Gregori cantava… e ovviamente fu buona la prima. Siccome sul palco c’ero solo io con lui (a fare che non lo so), con le mie belle cuffie. C’era pure De Gregori chiese a me. “Com’è venuta?”. Io dissi “Mi sembra perfetta”… e dopo un istante sentimmo l’accento siciliano di Battiato che urlava “perfetta, perfetta!”.

Poi De Gregori volle rifarla (senza testo davanti, senza leggio) ma non c’era affatto bisogno.

Ciao Franco, ci sente comunque.

PS

Cari dj, cari artisti, dedicate qualche ora di ogni singolo giorno dalla vostra piccola e probabilmente inutile vita artistica a imparare da Franco Battiato. Uno che si è divertito tanto e ci ha aiutato a essere un po’ meno cretini. Ascoltarlo aiuta sempre. Chi più chi meno, chiaramente.

PPS

Quel pomeriggio di primavera (mi sembra) successe anche una cosa molto divertente. Io, Dario (l’altro tecnico di palco dell’Auditorium di Milano) e Angelo (il portiere del teatro) stavamo aspettando De Gregori all’ingresso artisti. Era un po’ in ritardo.

Era l’ora del tramonto e iniziamo a vedere uno che arriva con una chitarra in una custodia. Non ricordo se aveva il cappello da cow boy ‘da De Gregori”, ma si vedeva che era lui. Alto, in mezzo alla del tramonto, in qualche modo elegante e in qualche modo cortese. L’immagine perfetta di De Gregori.

Il personaggio arriva alla porta dell’ingresso artisti e cortesemente dice qualcosa come: “Buongiorno, scusate, è questo l’ingresso artisti? Dovrei…”. Angelo, il portinaio lo interrompe e dice. “No, mi spiace. Da qui non entra nessuno, stiamo aspettando De Gregori”.

Io, Dario e De Gregori abbiamo riso di gusto per un bel po’… e poco dopo, quando capì con chi aveva a che fare, anche Angelo.

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