Donne dj, ieri, oggi, domani e stasera. Con Lady Jay @ Justme Milano il 17/09, dalle 19, la finale del tour organizzato da Match Music…
Ventitre anni. È il tempo che ho dedicato a osservare, studiare e lavorare nel mondo delle donne dj, un universo complesso che mercoledì 17 settembre tornerà sotto i riflettori al JustMe di Milano con la finale di LADY-J, il talent che da due anni cerca di dare spazio alle protagoniste emergenti della scena musicale italiana.
Un evento dove avrò l’onore di sedere in giuria, portando la mia esperienza e la mia visione critica maturata in questi lunghi anni di osservazione del settore. Quando ho iniziato a seguire questo ambiente, le donne dietro la consolle erano considerate poco più di una curiosità, un elemento scenografico che i locali utilizzavano per attrarre pubblico. La situazione era grottesca: talenti indiscutibili venivano relegati a ruoli marginali, costrette a dimostrare continuamente le proprie competenze in un mondo che le giudicava prima per l’aspetto estetico e poi, forse, per le capacità tecniche. Ho assistito a ingiustizie quotidiane, a episodi di sottovalutazione sistematica che hanno segnato carriere promettenti e alimentato frustrazioni comprensibili.
Donne dj, ieri, oggi, domani e stasera
Il panorama attuale presenta luci e ombre che meritano un’analisi approfondita. Da un lato, iniziative come LADY-J rappresentano un passo avanti significativo nel riconoscimento del talento femminile. Il fatto che Shiseido, un brand di prestigio internazionale, sostenga il progetto non è casuale: indica una presa di coscienza del mercato rispetto al valore economico e artistico delle donne dj. Dall’altro lato, però, permane il rischio di ghettizzazione che ho sempre denunciato. Creare spazi dedicati esclusivamente alle donne può diventare controproducente se non accompagnato da una strategia di integrazione più ampia.
L’esperienza mi ha insegnato che il problema non è solo culturale ma strutturale. I booker, spesso uomini, tendono a replicare schemi consolidati nella selezione degli artisti. I direttori artistici dei festival continuano a comporre lineup squilibrate, dove la presenza femminile è spesso simbolica. I media specializzati, pur avendo fatto progressi, mantengono ancora approcci che sottolineano il genere prima del talento. Ho visto decine di interviste dove alle dj venivano poste domande che mai sarebbero state rivolte ai colleghi maschi, concentrate sull’aspetto personale piuttosto che su quello professionale.
Donne dj, ieri, oggi, domani e stasera, a Milano con Lady-J, il 17/09 @ Justme dalle 19
La questione della credibilità tecnica resta centrale. Durante questi anni ho documentato come molte artiste eccellenti abbiano dovuto affrontare continui test di competenza, come se la loro presenza dietro la consolle fosse sempre in discussione. Ho assistito a situazioni paradossali dove dj con anni di esperienza venivano trattate come principianti da tecnici del suono che non mettevano mai in dubbio le capacità dei loro colleghi uomini. Questo atteggiamento ha creato una pressione psicologica costante che ha influenzato negativamente molte carriere.
Il fenomeno delle quote rosa nel djing presenta aspetti controversi che non posso ignorare. Se da una parte ha garantito maggiore visibilità alle artiste, dall’altra ha alimentato il sospetto che alcune opportunità fossero concesse per motivi diversi dal merito. Ho incontrato dj di talento straordinario che rifiutavano di partecipare a eventi esplicitamente dedicati alle donne per non essere associate a questo meccanismo. La loro posizione, comprensibile, evidenzia la complessità di un problema che non può essere risolto solo attraverso politiche di inclusione forzata.
L’evoluzione tecnologica ha modificato profondamente le dinamiche del settore. L’avvento del djing digitale ha democratizzato l’accesso agli strumenti, permettendo a molte giovani artiste di iniziare senza gli investimenti proibitivi richiesti dalle tecnologie analogiche. Questo cambiamento ha prodotto una nuova generazione di dj donne più preparate tecnicamente e meno disposte ad accettare discriminazioni. Le vedo nei club, le ascolto nei podcast, le seguo sui social: sono determinate, competenti e consapevoli del proprio valore.
Il ruolo dei social media ha rappresentato un’arma a doppio taglio. Da un lato ha permesso alle artiste di costruire il proprio pubblico senza dipendere completamente dai gatekeepers tradizionali dell’industria. Dall’altro ha accentuato l’importanza dell’immagine, creando nuove forme di pressione estetica che ricordano i vecchi stereotipi. Ho osservato come molte dj di talento si sentano costrette a investire tempo e risorse nella cura della propria presenza online, sottraendo energie alla crescita artistica.
La situazione internazionale offre spunti interessanti. Paesi come Germania e Regno Unito hanno sviluppato scene più inclusive, dove la presenza femminile nei lineup è più equilibrata. I festival di Berlino, che conosco bene, presentano cartelloni dove il genere dell’artista è irrilevante rispetto alla qualità della proposta musicale. Questo confronto evidenzia come il problema italiano sia anche culturale, legato a resistenze specifiche del nostro mercato.
L’aspetto economico merita attenzione particolare. Le disparità salariali nel djing sono documentate ma raramente discusse apertamente. Durante le mie ricerche ho raccolto dati che confermano come, a parità di esperienza e notorietà, le dj donne guadagnino sistematicamente meno dei colleghi maschi. Questa differenza non è solo una questione di giustizia sociale ma rappresenta un ostacolo concreto allo sviluppo professionale di molte artiste. Il libro (non si sa ancora il titolo mentre scrivo) che uscirà entro l’anno raccoglierà queste e altre osservazioni maturate in questo lungo percorso di analisi. Non sarà un pamphlet femminista ma un’indagine documentata su un settore che sta cambiando lentamente. Le storie che racconterò sono quelle di donne che hanno trasformato le difficoltà in opportunità, che hanno saputo costruire carriere solide nonostante gli ostacoli strutturali.
La finale di LADY-J al JustMe rappresenta più di un semplice contest. È il simbolo di una trasformazione in corso, di una presa di coscienza che coinvolge tutto il settore. Majuri, Ornella P, Phïa, Sasha e Sister Gloria non sono solo cinque finaliste ma rappresentano una generazione che non accetta più compromessi. La loro presenza su quel palco è il risultato di anni di battaglie silenziose combattute da chi le ha precedute.
L’associazione con la Milano Beauty Week non è casuale ma strategica. Collegare il talento musicale femminile ai valori di empowerment e creatività significa riconoscere che la questione va oltre il semplice intrattenimento. Si tratta di ridefinire gli standard di un’industria che per troppo tempo ha sottovalutato metà del proprio potenziale creativo.
Il supporto di brand come Shiseido ed Ergovis indica come anche il mercato stia comprendendo il valore di questo cambiamento.
Non si tratta più di operazioni di marketing superficiali ma di investimenti strutturati su progetti che hanno dimostrato la propria validità. Questo sostegno economico è fondamentale perché garantisce continuità a iniziative che altrimenti rischierebbero di rimanere episodiche. La presenza di tutor esperti come Andrea Belli, Uovo, Paola Peroni, Albi Scotti e Georgia Mos dimostra come anche i professionisti affermati del settore abbiano compreso l’importanza di questo passaggio generazionale. Il loro coinvolgimento non è solo simbolico ma rappresenta un trasferimento di competenze e contatti fondamentale per la crescita delle giovani artiste.
Tommy Vee come direttore artistico porta credibilità e visione strategica a un progetto che potrebbe facilmente scivolare nella retorica. La sua esperienza nel settore garantisce che il focus rimanga sulla qualità musicale piuttosto che su aspetti marginali. Questo approccio è essenziale per evitare che iniziative positive si trasformino in operazioni di facciata.
Le opportunità internazionali offerte alle vincitrici, con esibizioni a Ibiza, Mykonos e al Monsterland, rappresentano un elemento cruciale. Il mercato italiano, per quanto in crescita, rimane limitato nelle opportunità di sviluppo professionale. L’accesso alle scene internazionali è spesso il fattore determinante per il passaggio da artista emergente a professionista affermata. Match Music, con la sua esperienza ventennale nel settore e il precedente “She Can dj” del 2012, porta continuità storica a un progetto che affonda le radici in una tradizione di promozione del talento femminile. Questa continuità è importante perché garantisce competenza organizzativa e comprensione delle dinamiche specifiche del settore.
Quello che emerge dalla mia osservazione pluriennale è che il cambiamento è in atto ma necessita di accelerazione. Le resistenze culturali stanno lentamente cedendo di fronte all’evidenza del talento e alla pressione di un mercato che ha compreso il potenziale inespresso del settore femminile. Iniziative come LADY-J sono tasselli di un mosaico più ampio che deve coinvolgere tutta l’industria musicale.
Il futuro che intravedo è quello di una scena dove il genere dell’artista sarà irrilevante rispetto alla qualità della proposta musicale.
Non si tratta di utopia ma di evoluzione naturale di un settore che non può più permettersi di sprecare talenti per pregiudizi anacronistici. Le donne dj non hanno bisogno di protezione ma di opportunità paritarie per dimostrare il proprio valore. Mercoledì 17 settembre, al JustMe di Milano, non assisteremo solo a una finale ma a un momento simbolico di questa trasformazione. Ogni set, ogni mix, ogni brano suonato dalle cinque finaliste sarà la testimonianza concreta di un cambiamento che ho avuto il privilegio di documentare e che continuerò a seguire con l’attenzione critica che questo settore merita e richiede. Come giurato, avrò l’opportunità di valutare non solo la tecnica ma anche la visione artistica di queste giovani protagoniste, contribuendo a identificare chi saprà rappresentare al meglio il futuro di una scena in continua evoluzione.