Due p***** atomiche con ‘sta “la crisi delle discoteche”
Oggi in Italia ci sono 5 milioni di ragazzi in meno rispetto al 1990… Ecco “la crisi delle disco” da dove viene. Punto. E invece non lo ricorda nessuno.
Ci fosse mai qualcuno che lo dice quando poi attacca la solita menata della crisi delle discoteche e del divertimento. Non è che gli addetti ai lavori del divertimento sono tutti rin*****niti negli ultimi anni. E’ che hanno MOLTI meno clienti.
E, poi, non sono ‘in crisi’ anche bar e negozi? In realtà, è tutto un cambiamento. Qui vicino a casa mia a Brescia è stato aperto un nuovo supermercato che ha all’interno un ottimo forno e pure un bar con un bel giardino esterno. E quindi, se chiudono un bar e un forno, non vuol dire che non sbevazziamo più e non ci mangiamo buon pane. Tutto cambia.
Una delle poche industrie in piena salute in Italia è ovviamente quella dedicata ai pet, gli animali da compagnia. Piacciono a chi invecchia, perché regalano un sorriso, piacciono ai pochissim nipoti di tantissimi nonni italiani, che si ricordano ogni giorno e ogni serata dei bei tempi andati, della loro verde valle (sicuri fosse verde), delle loro notti folli in discoteca (ma ci sono state davvero?) e si ricordano ovviamente, mentre guardano la tv, di come erano meglio loro dei giovani d’oggi.
No, non è che ci si lamenta dei giovani d’oggi dai tempi di Totò e Peppino. Lo si fa, con risibile sicumera, dai tempi di Platone. Ce lo ricorda sempre, inascoltato, il mitico Prof. Barbero, che piace proprio perché invecchia bene, a colpi di storia e dopo decenni di contatto reale con i giovani in Università, mica sui social. La crisi delle discoteche non esiste, nei fatti.
Ecco, questa bella (o bruttissima) introduzione serve per dire che non è mica vero che il divertimento giovanile è in crisi. E’ invece vero che ggi in Italia ci sono ben 5 milioni di 15 – 34enni in meno rispetto al 1990. Oggi sono 8 milioni, ai miei tempi eravano 13 milioni.
E poi vero che i giovani hanno pochi soldi in tasca, per cui locali come lo Studio 54, stravaganti e folli (anche socialmente) ovvio che lascino il passo a spazi un po’ più convenzionali in cui i pochi che hanno due lire si divertono al tavolo con gli amici. Parlo del successo crescente di “piccoli” club “esclusivi” come Armani Privè, Twiga (che cresce), Pineta (che c’è anche a Milano), Super G (che colonizza mille montagne visto che lo sci è lo sport più caro che c’è col golf)
Ecco perché piacciono tanto anche i concerti, riti inter-generazionali per eccellenza, non solo le feste notturne: perché i giovani da soli è già tanto se vanno in discoteca o ad elrow o a sentire Guetta (che comunque in Italia) ci vengono anche l’anno prossimo, non è che siamo proprio finiti. Il mercato c’è.
Il cambiamento oggi, non sta portando frutti così creativi, è vero, ma il prodotto divertimento italiano è molto meno brutto di come viene raccontato… anche perché non viene mica raccontato.
Viene raccontato poco e male, anche per colpa degli addetti ai lavori… che restano tutti su Instagram, che non per caso è in calo.