Praja Gallipoli chiusa e Decibel che si ferma: riflessioni sparse, dedicate al “settore”? No, a chi si vuol divertire.
La chiusura forse definitiva della Praja (il titolare Pier Paolo Paradiso non ne può più, l’ultimo party è previsto il 22/8/26. Forse subentrerà direttamente Musicaeparole? Boh, vedremo) della discoteca estiva italiana, forse più importante (l’unica grande discoteca a fare 90 serate di fila o quasi) NON sta creando la giusta solidarietà da parte del settore intrattenimento, divertimento, discoteche, dj.
Ripeto: non c’è vera solidarietà, dopo l’ingiusta chiusura di 15 giorni con lo splendido articolo 100. Anche chi ha suonato alla Praja per una vita, incassando dei bei soldoni, se va bene, si limita a condividere una storia su Instagram. Reel e post con la faccia degli artisti, non ne vediamo. Figurati di colleghi e titolari di altri locali. E i media di settore? Tacciono, sia sulla Praja, sia sullo stop al Decibel, festival di riferimento.
Siamo una squadra fortissimi e tra poco il divertimento italiano andrà ancora peggio, perché non c’è più cuore, non c’è più creatività. E non c’è più, quindi, manco un minimo di solidarietà per i colleghi. Quella però non c’è mai stata, in realtà.
Claudio Coccoluto, ci manchi. Claudio Coccoluto, infatti, andò in TV a difendere i titolari del Bolgia di Bergamo dopo una chiusura ingiusta. Noi invece, adesso facciamo le storie, bravi che siamo…
Siamo una squadra fortissimi, noi addetti ai lavori del divertimento, del clubbing, dei festival, della musica elettronica? No, siamo un coacervo di dementi. Il settore, a me, a me personalmente, in queste cose, mi fa schifo. E non ditemi che non bisogna dire a me, mi, è un rafforzativo e io se c’ho voglia lo scrivo.
Chiudo queste riflessioni sparse con un altro paio di confusi pensieri personali. Durante il periodo Covid ho dedicato un libro benefico ai DJ, che mi sembravano in difficoltà totale. Oggi non lo farei più. I DJ, di solito, hanno un ego spropositato e il cuore al portafoglio.
Ho poi dedicato, oltre ad AD! Allad!sco, anche una guida al settore, ovvero “Dove andiamo a ballare stasera“, nel 2025. La guida continuerà ad esistere, credo, anche quest’anno, ma non per celebrare il “settore”. È un settore in cui non credo più. Mi sento un vero cretino per averci un po’ creduto. Ma chi crede non è mai cretino. E’ il mondo ad essere spietato e stronzo. Più stronzo e cattivo che spietato, il “mondo della notte”.
Questa ed altre mie piccole ma sentite iniziative sono dedicate a chi oggi, in questo periodo terribile e pessimista, fa un atto rivoluzionario: prova a divertirsi. Farlo a 17 o 25 anni è normale. Dovrebbe esserlo anche a 35 o 45, almeno. E invece non lo è più. Io faccio il tifo per voi, vi guardo da lontano, a 54 anni, quasi 55.
Lorenzo Tiezzi