E se non ballassimo più per paura di finire sui social?

E se non ballassimo più per paura di finire sui social? Noi così goffi, bruttini, incapaci?

Siccome quasi tutti ci sentiamo bruttini e balliamo molto male, se avessimo una dannata paura di essere ‘eternati’ in un video social? Negli anni ’80 e ’90 ballare come se non ti guardasse nessuno, non era solo possibile. Era la normalità. E oggi, invece…

Non ci avevo mai pensato ma una articolo sul Wall Street Journal mi ci ha fatto pensare.

Pensavo che si ballasse di meno soprattutto per via della musica di oggi, che è poco energica: la trap, più lenta ha battutto l’hip hop stile Run DMC (mixato col rock) e il pop è ‘moscio’, mica come Dance into the Groove di Madonna…

Un’altra cosa: il ballo è corpo. Il ballo è sensualità, non sesso ovviamente, ma (anche, almeno meno po’) attrazione fisica tra persone che possono / devono piacersi. Non parlo del ballo ‘artistico’ sul palco, ai massimi livelli… ma quello tra noi normali.

E se non ballassimo più per paura di finire sui social? Noi così goffi, bruttini, incapaci?

Ricordo ancora un’estate a fare l’animatore. Dovevo ballare (per fortuna poco) e tirare su una vera ballerina. Oltre che essere molto difficile, ballare creava una grande intimità tra me e la ragazza (con cui non combinai niente, purtroppo)quante volte ci capita di toccarci, nella vita normale, se non per una stretta di mano veloce?

Il ballo di coppia era, se ci pensiamo, super sensuale, in passato.

Oggi in discoteca non ci si tocca più ballando, ma ci si guarda e ci si muove insieme. Oggi che siamo tutti molto più sensibil, nel bene e nel male, potrebbe essere che non balliamo più per colpa proprio dei social.

Perché i social e le foto sono sempre in agguato. Vogliono rendere eterni e visibili momenti che invece sono da sognare soltanto. Ballando e non solo.

E poi c’è il corpo, nel ballo. Siamo così insicuri, del nostro corpo. Lo dice sembra Scara, Raffaele Scarabelli, nutrizionista eccellente che vi consiglio di seguire. Non è un massimalista, è molto simpatico… è gli ho sentito dire cose molto intelligenti sul tema. Solo 20 anni fa Brad Pitt lo vedevi al cinema e in qualche spot.

Oggi Bard Pitt sui social lo vedi H24. Come fa un uomo non sentirci un cesso a pedali in confronto a lui?

E quindi. Se non ballassimo più per paura di finire sui social? Noi così goffi, bruttini, incapaci?

Ho 53 anni e dai 19 ai 25 sono stato più o meno 4 ore al giorno in costume da bagno in piscina a fare l’istruttore di nuoto. Sono altro 1 e 73, non ho un bel fisico da nuotatore, sono un uomo normale ed ero un ragazzo normale… ma sono abituato ad essere osservato, se mi guardano non mi importa. E’ abitudine, che genera disinteresse per l’opinione altrui.

E ora, prima di lasciarvi il link, un pezzetto dell’articolo che trovate a pagamento sul Wall Street Journal e che quindi non ho letto nella sua interezza. Ma mi ha fatto pensare.

NB: Tradotto alla buona con Deepl, abbi pietà

“Balla come se nessuno ti guardasse” è sempre stato un ottimo consiglio per chiunque fosse titubante a lasciarsi andare in discoteca, a un concerto o a un matrimonio. Ma in un mondo in cui tutti hanno una fotocamera in tasca, è difficile da accettare. ⁠

La nuova regola: “Balla come se chiunque potesse guardarti e quel filmato ti seguirà per sempre”, ha detto Sydney Skybetter, coreografo e professore associato alla Brown University.⁠

Questo è il paradosso del ballare nell’era dei video brevi: anche se su TikTok, Instagram e YouTube proliferano coreografie elaborate che generano imitazioni e tendenze virali, sempre più spettatori dei concerti restano immobili. ⁠

Artisti di spicco hanno iniziato a lamentarsi. Kaytranada, DJ vincitore di un Grammy, ha criticato il pubblico immobile. Tyler, the Creator, il rapper che ha pubblicato quattro album consecutivi al primo posto in classifica, ha lamentato a luglio che la minaccia di una sorveglianza costante stava uccidendo la danza per la sua generazione.⁠

Skybetter ha recentemente assistito a uno spettacolo di Kendrick Lamar per sperimentare quella che ha descritto come “una delle musiche più emozionanti dal punto di vista cinetico che si producono attualmente”. È rimasto colpito da quanto fosse immobile il pubblico, dicendo che sembrava più un “recital di musica da camera” che una festa in casa, anche se “con un budget considerevole per la marijuana”. ⁠

Acclamato dal Financial Times come “uno dei più importanti pensatori al mondo sull’intersezione tra danza e tecnologie emergenti”, le sue coreografie sono state rappresentate in luoghi come Jacob’s Pillow, The Joyce Theater e 92nd Street Y, e ha tenuto conferenze all’Università di Cambridge, Yale, Mozilla e al Gray Area Festival. Il suo lavoro è stato sostenuto dalla Ford Foundation, dalla Alfred P. Sloan Foundation, dalla Doris Duke Charitable Foundation e dal premio “Wild Futures” di Creative Capital. È membro senior del metaLAB dell’Università di Harvard, fondatore della Conference for Research on Choreographic Interfaces e conduttore del podcast “Dances with Robots”. Sydney è direttore del Brown Arts Institute e professore associato di arti teatrali e studi sulla performance, ed è stato il primo coreografo della Brown University a ottenere la cattedra. Vive a Providence, Rhode Island, con il suo compagno, i loro figli selvaggi e un gatto presumibilmente ipoallergenico.

https://www.skybetter.org

https://www.wsj.com/arts-culture/music/new-years-eve-dancing-clubs-concerts-7e3f5f19