Corro, dunque sono… ovvero esisto. Ovvero, vivo una vita piena. Perché la mia vita sarà più bella, dopo che avrò finito questa benedetta / maledetta corsa.
Dopo la maratona di New York, parlare di queste cose è ovvio…
Mentre corriamo, o camminiamo, il mondo si ferma. Abbiamo un solo obiettivo, arrivare all’obiettivo. Tutti i problemi del mondo, per noi, non contano. Contiamo noi, con il nostro piccolo o grande sogno: arrivare. Partecipare alla Maratona i New York costa una follia, partecipare alla maratona del Mugello (la più antica in Italia) costa meno di un decimo, ma vuoi mettere New York?
Tutti i fighi vanno a NY. Vogliamo invecchiare bene, vogliamo invecchiare belli sportivi, vogliamo credere che chi corre faccia qualcosa per gli altri… e invece fa bene solo a se stesso. I poveri non hanno diritto all’esperienza dello sport, praticato correndo e manco ai biglietti di un concerto.
Corro, dunque sono… Perché me lo posso permettere. Correre è più economico che andare dello psicologo. Eccome!
Che bello correre, con altre migliaia di persone, ma solo per qualche ora, poi ognuno a casa sua. Che bello correre come me, sui sentieri, da solo, per 100 miglia, vivendo un sogno solitario, senza medaglie, tanto poi torno a casa al caldo, dopo tanta fatica. L’ossessione della corsa e del fitness è un’ossessione non così negativa, un’ossessione che non fa troppo male, ma l’umanità vera, i miracoli, quello che davvero cambia il mondo, è altrove. Senza medaglie al collo, milioni di persone fanno ogni minuto di ogni giorno cose, molto più importanti che correre.
LORENZINO TIEZZI (super runner!)