C’è “crisi” nel vino? Certo che sì, visto che si beve sempre meno e gli “espertoni” vogliono bere vini sempre più cari. Perché? Sono espertoni, mica veri appassionati o esperti.
Un bicchiere di vino davvero buono è sempre stato una scelta di pochi, perché fare vino buono è sempre stato difficile. Una scelta per pochi, non parlo di soldi, ma di passione. La maggior parte delle persone si è sempre accontentata di bere a caso, pur di bere. Sarà sempre così. A me capita con la birra, purché sia fresca va bene… purché non sia Moretti, quella non so perché non mi piace.
Pochi si scelgono davvero il loro vino e tra loro c’era il mio babbo. Siamo del Chianti fiorentino, ma negli anni ’80 la maggior parte di chi faceva vino in una zona pur vocata faceva schifezze assolute. Col mio babbo andavo per cantine e gli dicevano “Senta, Luciano, questo gli è fatto d’uva” (e il mio babbo mi diceva, sottovoce di nascosto, sì, però fa schifo). Io non ci capivo niente, ero troppo giovane. Ci vogliono tanti anni per capire di vino, o forse ci sono voluti solo a me. Senz’altro, il vino non è olio da spremere, ci vuole cultura per farlo e per berlo.
Quello che si sta perdendo, e non credo sia un male, è il consumo compulsivo di alcolici, almeno un po’. Io sono un semplice appassionato. Ho letto un paio di libri e bevo quasi ad ogni pasto, poco, e so che il vino fa purtroppo male. Certo, oggi siamo ossessionati dalla salute e esageriamo. Un bicchiere fa poco male. Senz’altro meno male di essere sovrappeso, e siamo quasi tutti sovrappeso in Occidente (io no).
Oggi il vino ha pochi “espertoni”, tra cui non ci sono io. Sono personaggi che fanno corsi e ricorsi, ma non lavorano nel settore. Partono quasi sempre dal prezzo e anche io lo facevo, fino a poco tempo fa. Oggi bevo buoni vini abruzzesi che costano meno di 5 euro, buoni Chianti Classico a 9 euro (non eccellenti, buoni sì però)… e mi accorgo che tanti esperti non sanno proprio niente. Guardano solo l’etichetta e fan bene anche loro.
Una delle guide più importanti, se non la più importante, è Wine Spectator, che nel 2025 nella sua Top 100 chissà come mai segnala il mio Chianti Classico del cuore in Top 10 (Castello di Ama, il loro prodotto buono ma non iper caso si chiama come, San Lorenzo). E segnala decine di vini italiani, un sacco di Chianti Classico, vino che fino a qualche tempo fa “non andava di moda”.
Perché? È cambiata la moda. In questa guida, ci sono 20 vini francesi, per fare un esempio, e 18 italiani. Dei 18 italiani presenti, 10 sono toscani e ben 6 sono Chianti Classico. Ma non è che ora il Chianti è meglio del Barolo o dei Supertuscan. È cambiata la moda o quel che serve a Wine Spectator.
Infine, il prezzo. Per molti “espertoni” è quello che conta di più. Nella Top 100 di Wine Spectator, al 48esimo posto, c’è il Douro Altano 2022 che costa “solo” 13 dollari.
Chi se lo comprerà o lo comprerà per fare un regalo bellissimo e poco costoso? Anzi, probabilmente costa meno, perché i prezzi indicati in guida sui vini italiani sono davvero sbagliati, sempre per eccesso. Al 28esimo posto c’è Toscana Centine di Banfi 2022 che costerebbe 15 dollari. L’annata non la sto trovando, ma c’è una magnum del 2020 che su Etilika costa 22 euro. Su Vino.com il 2023 costa 9,30 euro a bottiglia.
Ti prendi un 90/100 a 9 euro. Ma chi è che tra gli espertoni lo farà? Molto meglio comprarsi un (inutile) Sassicaia per fare bella figura, come succede per gli abiti firmati.
Lorenzo Tiezzi