Gary Caos - AllaDiscoteca

Gary Caos contro il ‘sistema’ e la musica di plastica

A vederlo da lontano, Gary Caos, professionista del mixer bolognese di lungo corso, incarna perfettamente il ruolo del dj.

Si sa, come diceva un certo Oscar Wilde, che tutti noi giudichiamo prima di tutto dalle apparenza. Perché sarebbe stupido non farlo. Ma in questo caso di sostanza ce n’è, la sua house ha fatto spesso il giro del mondo e su Spotify è molto ascoltata (quasi 40.000 ascoltatori al mese) e mette energia.

Partiamo dalle apparenze, dal fisico e da quelle chioma che non può passare inosservata. Vedi una sua foto e ti dà allegria. Uno così avrebbe benissimo potuto lavorare alle Poste, perché notte e spettacolo non hanno per fortuna l’esclusiva delle persone che mettono energia… ma in console ci sta proprio bene.

Quando lo senti parlare, sembra poi facile però facile metterlo subito nella categoria dei dj che parlano sempre di sé, della propria musica, del proprio talento e della difficoltà di esprimersi. Credetemi, di dj ne conosco centinaia, sono quasi tutti così e credetemi ancora: annoiano da morire quasi tutti dopo 5 minuti. I dj sono mediamente più furbi che intelligenti. Gary mi sembra sia un’eccezione anche in questo senso.

Ai peggiori dj quanto ad egocentrismo chiedo sempre di Mozart e Bach, ma con Gary Caos proprio non c’è bisogno. A guardarlo un po’ più da vicino, a sentirlo parlare per più di un paio di minuti, è piuttosto diverso da come potrebbe apparire. Resta divertente e divertito, sempre pronto alla battuta. La musica che fa è a volte sbarazzina, perché è quella un dj a volte deve proporre, perché funziona così e un dj non è mica Mozart…

Ma Gary ha certe idee precise: crede che un dj non debba mai e poi mai proporre ‘musica di plastica’, che certi compromessi non vadano fatti. Mai.

“Credo che un dj debba fare prima di tutto innovazione e sperimentazione. In giro ne vedo poche e non mi piace. Un dj non deve fare l’esecutore e basta. Deve avere una sua originalità. Gli standard del mainstream ci stanno facendo diventare tutti troppo uguali… Per fortuna non è tutto così, ma la tendenza è questa. Io amo la diversità e chi ha il coraggio essere fuori dagli schemi”, riassume.

Ma se critica il “sistema”, quel sistema che ci fa sentire la stessa musica, il sistema che ci fa vestire allo stesso modo, non lo fa perché non riesce ad esprimersi come artista (faccenda di una noia mortale… Non si esprimeva facendo l’imperatore pure il romano Marco Aurelio, che infatti scriveva gli immortali Pensieri, in greco).

Lo fa perché è un (dannatissimo) sognatore. Vorrebbe vivere in un mondo più colorato, divertente & divertito (come lui), un modo in cui tutti quanti facciamo casino insieme, ognuno a modo suo. Non avere più successo come artista.

Sia chiaro, mica è perfetto. Ha le sue mattane. Sicuramente avrà i suoi momenti no. Ma la sua energia è contagiosa e (dannatamente) costruttiva / distruttiva in senso positivo. Hai detto niente…

Capisco bene, ora che ti conosco un po’ di più, la tua ‘guerra’ agli standard imperanti. Parlando di musica, negli anni ’80 e ’90 le diversità sonora era lo standard. Negli ’80 in radio e in discoteca si passava dal post punk alla house, nei ’90 dagli Underworld ai Nirvana, alla radio… Oggi è tutto più uniforme. Anzi, troppo.

“C’erano anche allora le mode e le diverse ‘parrocchie’, c’erano i paninari e i dark. La diversità deve esserci. Quando invece diventa tutto ‘uguale’ a me viene da pensare che ci sia un disegno dietro. Se il ‘sistema’ produce solo cose simili, poi le vende con più facilità. C’è davvero libertà? La libertà è quella di essere sempre tutti uguali? A me sembra che siamo tutti diversi. La tendenza, decisamente pericolosa, mi sembra chiaramente quella di poche realtà internazionali che si uniscono e gestiscono un po’ tutto, dalla comunicazione al divertimento. Ci sono per fortuna eccezioni, ma restano appunto eccezioni”.

In ambito musicale mi sembra ovvio che sia così. Negli anni ’80 la mia Firenze era il centro delle etichette indipendenti rock, oggi scomparse… oggi abbiamo TheWeekend, che è un grande artista e una popstar, ma decisamente ispirato agli anni ’80, anzi la versione edulcorata e un po’ retrò di Michael Jackson, nient’altro. Oggi l’underground resta underground.

“In ambito dance c’era stato un boom, una quindicina d’anni fa. Sembrava stessa nascendo qualcosa… Io stesso, senza internet, non avrei avuto la possibilità di farmi conoscere nel mondo. Ma poi, con la semplificazione della tecnologia, il web ha dato la possibilità a tutti di pubblicare musica, la torta è rimasta la stessa, per cui divisa in mille fette troppo piccole. Per questo le major, i grandi operatori, hanno gioco a facile a spingere solo ciò è ben confezionato, carino, plastificato… Hanno una potenza economica e comunicativa che è molto difficile da battere”.

Sarà anche un caso, ma anche in ambito pop, quello che forse conosco meglio, da quando lo streaming è diventato il principale business dell’industria musicale, dominano le star americane, ‘figlie’ dell’industria, major. Anche quelle britanniche faticano… Passando alle radio, un tempo le hit radio non c’erano, oggi è il formato prevalente.

“A me sembra che sia nelle radio sia nei club si sentano troppe volte le stesse canzoni, che ci sia troppa omologazione. ‘Despacito’, per capirsi, merita senz’altro il successo che ha avuto, perché è una bella canzone… ma è diventato insopportabile perché in troppi l’hanno voluto proporre quando era ‘di moda’ “.

A Punto Radio, a Bologna, però stai provando a fare qualcosa di diverso, di originale.

“L’ha fondata Vasco Rossi ed stata una delle prime radio italiane. La stiamo rilanciando facendola tornare ad essere originale, diversa dalle altre. C’è un po’ meno parlato, con musica che di solito in FM non senti, soprattutto musica nuova. La mia fascia serale, chiamata Punto Caos, è dedicata alla club dance, solo musicale. Non c’è solo la mia musica, ma anche quella di tanti colleghi che stimo, ad esempio quella di Mitch B., ogni venerdì sera o quella di Ferruccio Belmonte, la domenica. Non è facile, si combatte contro i colossi, ma si combatte!” ASCOLTATE PUNTO CAOS QUI OGNI SERA DALLE 22 a MEZZANOTTE (anche online).

Stai poi facendo anche dei podcast…

“Con i ragazzi di Party Virtuale stiamo creando dei podcast di 45 minuti che mettono insieme ironia e musica. Ognuno di noi ne realizza uno. Il mio si chiama ‘Casa Caos‘, ed è un po’ come se aprissi la porta di casa mia. Ogni tanto interviene mia figlia con un messaggio, scherziamo sempre su tutto, tranne che sulla musica, che è sempre nuova, anzi almeno un po’ innovativa. E’ un esperimento, ma di ottima qualità. La radio mi ha sempre affascinato, anche se l’avevo un po’ abbandonata negli ultimi anni facendo soprattutto il dj e il produttore in giro per il mondo”.(ASCOLTATE QUI UN EPISODIO)

E’ un podcast carino e soprattutto originale. Quanti dj si sono proposti con set in scenari splendidi, ripresi con droni come fossero delle star? Tu provi ad essere un po’ diverso dagli altri.

“Mi è capitato di dover realizzare un video dj set per una iniziativa di beneficenza internazionale. Mi sono ripreso in giardino, con una poltrona, e una console ‘semplice’, non da guru, perché era quello che serviva… e alla gente è piaciuto. Purtroppo a qualche ‘esperto’ del nostro settore no, come certe mie foto. Ma va bene così. Sia chiaro, capisco che non sia facile proporre un dj set in modo efficace, perché la performance di un dj quando davanti non ha nessuno può diventare ridicola. Ma puntare sempre e soltanto sulla spettacolarità non credo sia la scelta giusta. Prima di tutto dovrebbe esserci l’originalità musicale”.

Torniamo al concetto di standard e originalità…

“Si certo. Tra mille dj set tutti uguali chiunque sceglie quello ripreso meglio perché più spettacolare. Ovviamente, per fortuna ci sono eccezioni, tipo Bob Sinclar, che si è ripreso per mesi in casa con il suo manichino. Lui è un esempio di dj che punta da sempre all’immagine, certo… ma prima di tutto alla musica”.

A me sembra che tu vorresti una scena artistica un po’ meno competitiva in cui ognuno possa esprimersi a modo suo. E che ci sia troppo poco spazio per l’estro.

Assolutamente sì. Per fortuna ci sono artisti che spazio lo stanno trovando, Fatboy Slim, gli italiani Cube Guys e tanti altri. Non è che funziona solo la musica di cattiva qualità. Ma qualche volta, ad essere sincero, qualche dubbio mi viene. Sono già molto più fortunato di altri, visto che ho avuto e ho un buon successo internazionale… E’ che a me interessa molto il concetto di condivisione. Mi rende felice condividere e dare spazio anche ad altre persone. Guarda caso, i progetti che seguo in questo periodo sono quasi tutti collettivi. Ad esempio, nel progetto Italian Disco Mafia – http://www.italiandiscomafia.com – sul palco siamo in tre, con me ci sono anche Peter Kharma ed il bravissimo cantante / imitatore Antonio Mezzancella. Anche Party Virtuale è come una famiglia. Se cresciamo tutti insieme, è ancora più bello.

Come definiresti il successo?

Il successo nella musica credo sia condividere, non starsene al di sopra degli altri. Sennò puoi metterti a fare il banchiere.

Lorenzo Tiezzi x AllaDiscoteca